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Phylum Crenarchaeota

Il phylum Crenarcheota raggruppa tutti gli archeobatteri ipertermofili isolati da habitat vulcanici terrestri. I principali raggruppamenti di questo phylum risultano essere:
Sulfolobus: cellule tonde, aerobio obbligato, >95°C;
Thermoproteus: bastoncelli, anaerobi stretti, ~90 °C. Questi primi due isolati da habitat vulcanici terrestri;
Pyrodictium: anerobio stretto, 105 °C, cellule discoidali appiattite e irregolari, attaccate ad una rete di fibre proteiche come mezzo di ancoraggio ad un substrato solido;
Pyrolobus: (fumarii) cellule coccoidi, 113 °C, resiste a 121°C per 1 ora;
Desulfurococcus: anaerobio stretto, 85 °C. Questi ultimi tre archea isolati da habitat vulcanici sottomarini.
Come ben si può capire, dalle caratteristiche di questi Archea, il limite di temperatura per la vita sulla terra va di molto aumentato. Per capire questo, basti pensare che negli ultimi anni è stato isolato un microrganismo a 100 °C. Lo Strain 121, questo il suo nome, è un coccoide di circa un micron di diametro, anaerobio obbligato, il cui rivestimento cellulare consiste di una membrana citoplasmatica, uno spazio periplasmatico ed una superficie esterna a singolo strato, tipica degli archea. L’analisi delle sequenze di DNA ribosomale (prendendo in considerazione più di 1100 coppie di basi) hanno indicato che questo microrganismo è un archeobatterio strettamente correlato a Pyrodictium occultum. Si è visto inoltre che in autoclave questo ipertermofilo a 121°C non muore ma, bensì, dopo 24 ore raddoppia la sua popolazione, al contrario, a temperature inferiori, la prova venne fatta 85°C, le cellule risultano ancora vitali ma non si riproducono.

Tratto da BIOTECNOLOGIE MICROBICHE E AMBIENTALI di Domenico Azarnia Tehran
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