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Ipotesi del marcatore somatico e ruolo delle emozioni nei processi di presa di posizione

L’IGT è un compito di neuropsicologia clinica e sperimentale che ha come principali presupposti:
- la modularità, la correlazione tra strutture funzionali e strutture anatomiche cerebrali e l’invarianza qualitativa della struttura funzionale a fronte di possibili danni subiti dalla struttura anatomica.
- La modularità si basa sul presupposto che ogni operazione cognitiva possa essere scomposta in sottoprocessi specializzati e indipendenti chiamati moduli.
Ogni modulo è un sistema elementare che fa parte di un sistema cognitivo più ampio, è indipendente da altre sottocomponenti (autonomia computazionale), è localizzato in precise aree del cervello (neuralmente specifico), ha accesso solamente a una porzione limitata dell’informazione in entrata (incapsulamento informazionale).
A partire dall’idea del modulo, si comprende la correlazione tra strutture funzionali e strutture cerebrali. Si presuppone l’esistenza di una corrispondenza tra un dato modulo e una data struttura neutrale. L’obiettivo della neuropsicologia è dunque l’individuazione di tali corrispondenze.
A questo fine è necessario anche il presupposto dell’invarianza qualitativa, cioè l’assunzione che, negli adulti, i processi mentali non vanno incontro a una riorganizzazione a seguito di lesioni cerebrali.
L’ipotesi del marcatore somatico afferma che la causa delle difficoltà dei PVM, sia la lesione  alla corteccia prefrontale ventro-mediana.
Un danno a tale struttura, comporta disfunzioni non alle funzioni cognitive di ordine superiore, ma alle emozioni.
Nel corso dell’IGT, i soggetti di controllo imparano che i mazzi A e B  sono svantaggiosi non grazie alle loro abilità matematiche o mnestiche, che permetterebbero un’analisi costi/benefici, ma grazie a un apprendimento guidato delle emozioni.
Il PVM non riesce a decidere dove andare a mangiare. Non è in grado di produrre SCR abbastanza forti da attribuire una valenza emotiva differente ai diversi ristoranti.
La scarsità di queste risposte non gli permetteva cioè di discriminare adeguatamente entro un certo numero di alternative.
Senza tale discriminazione il paziente non è in grado di gestire le info a disposizione e non riesce a decidere.
Si ritiene perciò che in situazioni di incertezza, le emozioni riducano lo spazio del problema.
di Priscilla Cavalieri
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