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Boom di pubblicità in Italia negli anni 80


Il 1 gennaio 1977 la Rai chiuse per sempre Carosello; un mese dopo iniziarono le prime trasmissioni a colori. Questo fu un evento epocale, di rottura simbolica rispetto agli anni precedenti, dove il bianco e nero rappresentava bene il clima sociale di austerità economica e culturale degli anni ’70; il colore rappresentò l’avvento del benessere del consumo, e preparò la strada alla nascita delle TV commerciali. All’inizio degli anni ’80 nasce, con il consorzio Canale 5, l’impero Fininvest, che basava i suoi introiti non su un canone, come la TV di stato, ma solo sulla pubblicità. Lo sviluppo del sistema televisivo italiano determinò una immediata crescita degli investimenti in pubblicità; inoltre, mentre negli anni del monopolio RAI la pubblicità era confinata in appositi spazi, ora si impone attraverso l’interruzione dei programmi. Una parte consistente degli investimenti in pubblicità consisteva però nelle telepromozioni, che in quegli anni si affermarono.
La pubblicità assume caratteri altamente spettacolari: sono un esempio gli spot di Séguéla; perfino Fellini, che si era dichiarato molte volte contrario alla pubblicità, realizzò spot per Campari, Barilla e Banca di Roma.
Negli anni ’80 nascono delle saghe pubblicitarie che ebbero molto successo: quella del whisky Glen Grant che dà vita al personaggio di Michele “l’intenditore”, quella del caffè Lavazza o quella dell’Amaro Ramazzotti che lanciò lo slogan Milano da bere; particolarmente significativa poi la saga della Barilla, con gli spot che attraversano tutto il decennio del Treno, del Gattino ecc. Negli spot poi il corpo diventa, per entrambi i sessi, un protagonista centrale del mondo pubblicitario, con modelli e modelle sexy, nudi/e o quasi; un altro tema frequente è quello del rimpianto nostalgico per la natura: più si viveva nella società industrializzata, beneficiando dei suoi vantaggi, più si mitizzava uno stato di natura in realtà mai esistito. L’esempio più calzante in questo senso è l’esplosione di consensi per gli spot e per la marca Mulino Bianco.

Tratto da STORIA DELLA PUBBLICITÀ IN ITALIA di Mario Turco
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