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Malattia celiaca


Enteropatia autoimmune che si sviluppa in soggetti geneticamente predisposti con l’ingestione di glutine. Questo, se ingerito, determina una risposta immunitaria abnorme a livello dell’intestino tenue cui consegue un’infiammazione cronica con alterazione dei villi intestinali (appiattimento).
Il quadro clinico classico presenta un malassorbimento globale: diarrea, dolori addominali, arresto della crescita, deficit di oligoelementi e vitamine. Il quadro si dice invece silente quando in assenza di sintomi clinici risulta positivo lo screening. La prevalenza della celiachia in Italia è di 1:184.
I sintomi extraintestinali sono: ipoplasia dentale (dovuta al malassorbimento di Ca e vitamina D), afte ricorrenti, anemia, dolori ossei, fratture, osteoporosi, amenorrea, infertilità.
I tests di laboratorio necessari per la diagnosi sono il dosaggio degli anticorpi anti-gliadina (AGA), anti-endomisio (EMA), anti-transglutaminasi, IgA totali. Infine la biopsia duodenale per la diagnosi definitiva.
Le complicanze della celiachia sono: digiuno-ileite ulcerativa, altre malattie autoimmuni, linfoma intestinale, sprue refrattaria (progressiva resistenza al trattamento dietetico senza glutine).
La dieta deve essere priva di glutine, che è contenuto in alimenti quali frumento, orzo, segale, farro, avena; ma anche in spelta, kamut, triticale. Alimenti naturalmente privi di glutine sono: riso, mais, grano saraceno, patate, soia, miglio, sorgo. E’ importante leggere tutte le etichette e gli ingredienti degli alimenti poiché il glutine è contenuto anche in additivi, stabilizzatori e può esserci una contaminazione. Inizialmente si consiglia di limitare il consumo di latte e latticini.

Tratto da GASTROENTEROLOGIA di Lucrezia Modesto
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