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Verità e illuminazione in Sant'Agostino


 Il conoscere quindi tende alla verità e la verità s’identifica con Dio, ciò fa capire che la maggior parte delle dimostrazioni d’Agostino sull’esistenza di Dio sono dimostrazioni dell’esistenza di una verità somma e suprema. Egli non accetta del tutto la gnoseologia platonica, ne rifiuta la reminiscenza e la sostituisce con l’illuminazione: Dio come nella creazione ci fa partecipi dell’essere, così ci fa partecipi della verità; essendo Lui stesso la fonte della verità. Agostino diceva che nel momento stesso in cui si pretende di negare la verità la si afferma “si fallor, sum” (se dubito, proprio per poter dubitare, esisto, e se esisto sono certo di pensare). Per lui la sensazione non è un’affezione che l’anima subisce, poiché gli oggetti sensoriali agiscono sui sensi e ciò non sfugge all’anima, che agisce traendo non dall’esterno ma dall’interno la rappresentazione di quel oggetto che è la sensazione. Quindi nella sensazione il corpo è passivo mentre l’anima è attiva. Tutto ciò è solo il primo grado della conoscenza. L’anima grazie alla ragione le giudica sulla base di criteri che contengono un “plus” rispetto agli oggetti corporei: mutevoli e imperfetti per il corpo, immutabili e perfetti per l’anima. Tutti questi criteri di conoscenza derivano da qualcosa che è al di sopra della nostra mente: la Verità. L’intelletto quindi giudica grazie alla verità da cui è giudicato.

Tratto da LA FILOSOFIA NEL MEDIOEVO di Carlo Cilia
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