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Critica di Hegel a Fichte e Schelling



L’unificazione razionale che l’intelletto compie è propria di una scienza precisa: la logica. Essa è considerata una scienza propedeutica alla filosofia perché non si può pensare, come alcuni hanno fatto, che in essa si risolva tutta la conoscenza della totalità. Ed inoltre non va presa in considerazione la logica tradizionale, che faceva delle semplici distinzioni tra i concetti; la logica va intesa come sviluppo dei concetti che trapassano l’uno nell’altro, così come avviene nella dialettica in modo che si giunga sempre alla sintesi di un concetto nuovo che verrà a sua volta superato in un processo dinamico che potrà portare alla comprensione dell’Assoluto. Ma intendiamoci: non sarà la logica a cogliere l’Assoluto; essa sarà solo un primo passo verso l’Assoluto. Hegel allora contesta la filosofia di Kant e Fichte che partendo dall’intelletto, qualità del soggetto, chiaramente non sono stati in grado di cogliere l’Assoluto. L’errore di Kant e di Fichte è stato quello di partire dal soggetto: partendo da esso per forza di cose non si arriverà a qualcosa di oggettivo. La realtà assoluta è qualcosa che va al di là del soggetto e dell’oggetto, e anche al di là della loro opposizione. Per questo motivo hanno sbagliato anche nella comprensione del diritto e dello Stato: partendo dal soggetto ci sarà sempre frantumazione tra ciò che egli desidera e ciò che desidera la comunità. Questa frantumazione scompare se si coglierà l’eticità organica in cui consiste la vita di un popolo: è in questo senso di organicità che il punto di vista dell’individuo si amalgama con la vita della comunità e si perde la frantumazione (pur rimanendo all’interno di essa la differenziazione).

Tratto da STORIA DELLA FILOSOFIA CONTEMPORANEA di Carlo Cilia
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