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Comparsa dell’antropologia

Le origini dell’antropologia come disciplina scientifica non sono facili da stabilire. Quelle più lontane risalgono forse al greco Erodoto (VI secolo a.C.), il quale però non parla mai di antropologia, anche se le sue osservazioni sulla differenza dei costumi tra i popoli hanno un sapore antropologico.
Le radici dell'antropologia più immediatamente riconoscibili risalgono all'umanesimo europeo che pone l’umanità al centro della riflessione filosofica e della produzione artistica. Agli occhi degli umanisti il genere umano, pur rimanendo il fine ultimo del progetto divino, diviene un soggetto capace di esplorare la natura studiandone le leggi e i meccanismi nascosti.
Con la scoperta, e poi la conquista dell'America, gli europei cominciano a interrogarsi circa la natura di queste popolazioni definite selvagge.
Con l'espansione coloniale e i traffici commerciali, i contatti degli europei con gli altri popoli si intensificano e di conseguenza crescono le descrizioni dei costumi e delle Isti­tuzioni sociali dei popoli lontani. Alla base di queste descrizioni non vi è però un vero progetto scientifico: perché ciò emerga si deve attendere la fine del Settecento, quando scienziati naturali e filosofi cominciano ad elaborare una teo­ria "unitaria" del genere umano, concepito come un'unica specie e come complesso di individui potenzialmente dotati delle stesse facoltà mentali.
L’Illuminismo pone le basi per lo sviluppo del sapere antropologico, smontando alcune delle rappresentazioni ancora legate alle verità della Bibbia che facevano d’ostacolo alla comprensione dell’alterità.
In quanto disciplina accademica le origini dell'antropologia culturale sono ancora più recenti: risalgono alla fine dell'Ottocento.
Infatti, nel corso dell'Ottocento l'interesse per i popoli "esotici" cresce, anche perché le maggiori potenze europee si impegnano nella conquista di nuove regioni in Africa, in Asia e in Oceania, mentre negli Stati Uniti la resi­stenza indiana viene piegata e i pellirosse confinati nelle riserve. Proprio nelle colonie e nelle riserve gli antropologi trovano i luoghi privilegiati del loro lavo­ro.
di Anna Bosetti
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