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La dimensione sociale dell’economia: il principio di reciprocità

Polanyi fu influenzato dalle opere di Malinowski, Franz Boas e di Marcel Mauss.
Franz Boas aveva studiato il cerimoniale del potlatch presso la costa nordamericana del Pacifico.
Marcel Mauss, allievo di Durkheim, si era invece concentrato sulla figura del dono.
Tanto il potlatch che il dono sembravano riconducibili a scambi improntati alla dimensione della reciprocità.
Malinowski aveva notato, ad esempio, come, nelle società da lui studiate, gran parte della vita sociale si basasse su atti di natura reciproca.
Boas aveva descritto il potlatch come una competizione tra individui dello stesso status, che si sfidavano per elevare pubblicamente il proprio prestigio e scalfire quello del rivale di turno. Tali sfide erano caratterizzate, oltre che dalla distruzione di enormi quantità di beni, anche dalla loro ridistribuzione tra gli spettatori. Chi più distruggeva e distribuiva vinceva. La cosa notevole era che, ad ogni distruzione e ad ogni distribuzione da parte di un concorrente, l’altro doveva rispondere, possibilmente rilanciando, pena la perdita dell’onore.
Mauss interpretò il dono accentuandone la dimensione della reciprocità per cercare di dare una spiegazione del suo carattere apparentemente volontario, libero, gratuito e tuttavia obbligato e interessato.
Influenzato dallo studio di Malinowski, Boas e Mauss, Polanyi elaborò un’idea di economia come rapporto concreto degli esseri umani con la natura da un lato e con i propri simili dall’altro. Questa visione dell’economia metteva l’accento sulla dimensione sociale di quest’ultima, per cui le risorse e i beni prodotti erano considerati come aventi soprattutto destinazione sociale.
Combinando la teoria di Polanyi con quella di Marx, l’analisi antropologica ha potuto accostarsi alle forme di vita economica secondo nuove prospettive. Molte società dell’Africa e dell’Asia sono state infatti studiate da un punto di vista che evidenzia alcuni aspetti centrali del processo produttivo inteso come fenomeno sociale.
di Anna Bosetti
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