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La virtù dell'approssimazione


Il malinteso è approssimazione ed esprime qualcosa che assomiglia a, ma non è. Approssimazione indica l'avvicinarsi possibile tra differenti ed è proprio la contaminazione, l'alterazione di senso del linguaggio scambiato, parole, gesti, significazione di sentimenti, che consentono di creare un mondo comune tra mondi diversi. L'accettazione della possibilità del malinteso appare come una grande sapienza del contemporaneo, sapienza delle relazioni e dei saperi. Sapienza pedagogica, quando la si interpreti come incontro di differenti. Malinteso è una cultura di parzialità, che accetta il limite e fa propri i valori di altre virtù. Il malinteso nega ogni possibile tentazione di onnipotenza o universalità nel rapporto tra i generi, ma anche tra le generazioni, l'altra grande differenza che s'incontra nell'esperienza dell'educare e che genera spesso incomprensioni, diffidenze reciproche.
La relazione e l'incontro con l'alterità, terreno impervio, arduo ma ineludibile, è lo spazio in cui si muovono, si formano e si mettono alla prova le nostre virtù, tra paure e desideri, affermazioni e riconoscimenti di sé e dell'altro. Il malinteso è, in questo spazio, esercizio sovrano, praticato con continue e talvolta inconsapevoli urgenze. Si trasforma in virtù, che appartiene e contribuisce alla formazione del soggetto morale, non solo nel momento in cui interviene la consapevolezza, ma diviene intenzionale pratica di relazioni.
Il malinteso vive e fa vivere nel rapporto con le persone, ma anche col sapere. Può divenire conoscenza individuale, perché trova vita nelle vite di altri, diviene capacità di percorsi critici, molteplicità di comprensioni e interpretazioni.

Tratto da NUOVE VIRTÙ di Anna Bosetti
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