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La virtù della soglia


La mancanza di rispetto, che rende ciechi di fronte alle persone, richiama l'allegoria tradizionale della giustizia. Se la giustizia si limitasse a essere soltanto giusta, tutto ciò che sfugge all'uguaglianza formale le sarebbe indifferente, sarebbe incapace di sentire l'unicità di ognuno e ognuna, di riconoscere quell'eccedenza inconoscibile e misteriosa, che forma l'essere di ciascuna persona. L'orizzontalità della giustizia, la sua ragione non può sperimentare questo incontro, che la virtù del rispetto invece avvia, per l'attrazione che prova verso l'alterità, senza valori e meriti, ma considerando l'individuo nella sua libertà. Ciò che il rispetto dona alla giustizia la eleva da “semplicemente giusta” a una forma più alta di eticità. La scoperta dell'esistenza di un mondo di soggetti, ciascuno irripetibile nella sua individualità, è già un percorso che avvia nella giusta direzione e può correggere le falsificazioni della neutralità.
Il rispetto, in questa riflessione, mantiene le caratteristiche di un'altra virtù, la distanza, attestandosi su una soglia, che potrebbe varcare solo se si trasformasse da virtù distante che, pur nel riconoscimento dell'altro dell'altra, si era sempre il pericolo dell’impersonalità, in amore, virtù condizione di tutte le altre. E condizione perché la giustizia si faccia l'etica.

Tratto da NUOVE VIRTÙ di Anna Bosetti
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