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Sviluppo cognitivo, livelli di rappresentazione e schizofrenia


L’approccio neuropsicologico di Frith è un tentativo di spiegare i segni e i sintomi piuttosto che la schizofrenia, il che lo porta a studiare pazienti con certi sintomi piuttosto che con certe diagnosi. Egli sostiene da una parte l’importanza degli studi caso-singolo e dall’altra, negli studi neuropsicologici su più soggetti, il reclutamento per “deficit cognitivo” più che per “localizzazione della lesione”. I sintomi negativi sono associati ad un decremento generale del QI e ad un comportamento perseverativo e alla tendenza ad omettere risposte. I sintomi positivi non sembrano associati né con un declino intellettivo, né con specifici deficit ai test psicometrici. Frith ha proposto che i processi cognitivi implicati nei segni e sintomi della schizofrenia si riferiscono alla seguente tripartizione:
1) Disturbi dell’azione intenzionale: i sintomi negativi e alcuni disturbi della coerenza del pensiero (stereotipie, perseverazioni e inappropriatezze del linguaggio) sarebbero espressione di un disturbo dell’azione intenzionale, in particolare delle azioni intenzionali autogenerate. Tale disturbo comporterebbe una ridotta capacità di agire in differenti aree: movimento, linguaggio, affettività. I casi estremi sono descrivibili come forme di abulia (assenza di volontà), alogia (mutacismo) e atimia (assenza di sentimenti). I pazienti sono in grado di eseguire azioni routinarie indotte da uno stimolo ambientale, ma hanno difficoltà a mettere in atto un comportamento spontaneo in assenza di stimoli esterni. Il paziente è incapace di produrre un comportamento adeguato di propria iniziativa e non è in grado di inibire un comportamento inappropriato. Azioni recenti sono ripetute (perseverazioni) e vengono date risposte a stimoli esterni irrilevanti, linguaggio e comportamento sono incoerenti. La difficoltà nelle azioni intenzionali autogenerate spiegherebbe l’alterata performance a test in cui la decisione deve essere presa dal soggetto senza riferimento a stimoli esterni.
2) Disturbi nella capacità di autocontrollo: alcuni sintomi positivi definiti come “esperienze passive” o “sentimenti costruiti, impulsi costruiti, atti costruiti” (deliri di controllo dall’esterno, di riferimento, allucinazioni uditive in seconda persona: il paziente sente voci che parlano di lui) e le esperienze di trasmissione ed inserimento del pensiero sarebbero determinati da quello che Frith chiama “difetto di autocontrollo”. I soggetti con tali esperienze non riconoscerebbero il linguaggio interiore come autogenerato; si tratterebbe di una difficoltà a monitorare dall’interno le proprie intenzioni. La discriminazione tra esperienza autogenerata e determinata dall’esterno è un compito che il sistema nervoso risolve continuamente: siamo consapevoli di un atto intenzionale prima di realizzarlo e siamo in grado di correggere errori di azioni che non abbiamo ancora realizzato, senza il feedback periferico (percezione), ma monitorando dall’interno l’azione che stiamo per realizzare.
3) Disturbi nel controllo delle intenzioni altrui: disturbi della coerenza del linguaggio, le allucinazioni in terza persona, i deliri di riferimento e paranoide. I deliri sperimentati dagli schizofrenici sembrano riguardare la collocazione del paziente nell’universo sociale, suggerendo che il ragionamento fallisce soltanto nel comprendere le interazioni umane (ragionamento sociale). I pazienti schizofrenici mostrano delle compromissioni specifiche solo a livello del discorso, nell’uso delle regole che guidano il modo in cui le frasi possono essere combinate per costruire un’idea precisa o una storia. Le anomalie del linguaggio schizofrenico sono di espressione più che di ricezione.

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