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L'esegesi di Giovanni Crisostomo

L'esegesi di Giovanni Crisostomo



GIOVANNI CRISOSTOMO. Giovanni è il risultato di due esperienze molto diverse: l'esperienza monastica durata qualche anno nella solitudine del deserto di Siria e l'educazione classica di primissimo ordine che aveva ricevuto in gioventù. Fu poi chiamato all'impegno pastorale, come presbitero ad Antiochia, e come vescovo a Costantinopoli infine.
Questo sovrapporsi di esperienze così diverse produsse in Giovanni un singolare impasto nel senso che seppure in lui il rifiuto della filosofia greca è totale, considerata addirittura morta e sepolta, egli fa comunque utilizzo larghissimo della tradizione classica nel senso della forma espressiva, assumendo tutta quella strumentazione retorica che pure tante volte era stata in passato deplorata come incompatibile con la semplicità del messaggio cristiano.
L'impegno di Giovanni in effetti si tradusse in una intensissima attività omiletica, in massima parte di argomento esegetico. La sua esegesi è di tipo antiocheno ma rispetto a Diodoro e Teodoro ha maggiore attenzione per la tematica cristologica; antiochena è pure la sua impostazione dottrinale ma in entrambi i casi Giovanni evita di proposito le prese di posizione polemiche a beneficio dei dati più tradizionali e universalmente accettati. Perchè? Perchè in Giovanni l'esigenza preponderante è quella pastorale. Nella sua pastoralità il Crisostomo, fedele al suo appellativo, sfoggia una eloquenza asiana di grande effetto che si accompagna all'istintiva capacità di aderire appieno alle attese e alle richieste dell'uditorio, con una efficacia ecezionale nella mozione degli effetti, mirando non tanto ad impressionare quanto a commuovere i fedeli, spingendoli ad una maggiore severità nell'impegno alla vita cristiana.
Le tensioni dottrinali dell'epoca misero Giovanni in condizione di fare sfoggio di tutta la sua bravura ma la sua intransigenza e la sua scarsa tolleranza per i potenti, finirono purtroppo per condannarlo alla morte e all'esilio, lasciandoci comunque il significato di una esperiena singolare di oratoria destinata ad apparire da subito esemplare.

Tratto da LETTERATURA CRISTIANA ANTICA di Gherardo Fabretti
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