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La politica estera sovietica negli anni '30 e la Seconda Guerra Mondiale


La nuova politica, elaborata da Stalin e dal commissario agli affari esteri Litvinov, era tesa a stringere alleanze più strette per bloccare la crescente aggressività dei poveri del mondo; ecco il perché dell’ingresso nella Società delle nazioni e dell’accentuazione della politica di disarmo e sicurezza collettiva. Il governo sovietico fu lento a valutare il nuovo pericolo rappresentato dalla Germania di Hitler, ma appena la minaccia divenne chiaro, il governo fece tutto ciò che era possibile per contrastare il nemico (mobilitazione di tutti i partiti comunisti, nascita dei fronti popolari, avvicinamento alle democrazie occidentali). Nel 1929, con la firma del patto kellog-Briand che metteva fuori legge la guerra, l’Unione Sovietica produsse il protocollo Litvinov, che applicava il patto a livello regionale; qualche anno dopo gli USA riconobbero l’URSS.
La Terza Internazionale del ’35 definì la nuova politica dei fronti popolari: i partiti comunisti dovevano collaborare nei rispettivi Paesi con altri gruppi politici interessati a fermare l’aggressione fascista; inoltre, in sede di Società delle nazioni l’Unione Sovietica avanzò la richiesta che sanzioni fossero applicate agli aggressori, ma nessuno si decise ad adottare azioni risolutive così che l’Italia riuscì l’occupazione dell’Etiopia e in SP scoppiò la guerra civile, che portò al potere i ribelli fascisti di Franco.
Nel 1936 Germania e Giappone conclusero il patto anti-Kominter, a cui si aggiunsero Italia e Spagna, mentre Hitler cominciava a predicare la distruzione del comunismo e vedeva nei Paesi dell’est il Lebensraum (la naturale sfera di espansione tedesca); ancora una volta e potenze occidentali non seppero bloccare l’aggressore e il führer fu libero di rimilitarizzare la Renania e annettere l’Austria. Ma il culmine della politica di appeasement fu raggiunto nella conferenza di Monaco del 1938, quando Gran Bretagna e Francia non si opposero all’annessione tedesca dei Sudeti, mentre Hitler continuava a elaborare piani di aggressione nell’Europa occidentale: prima liquidò la Cecoslovacchia istituendo i protettorati di Boemia e Moravia, poi si avventò contro la Polonia esigendo Danzica e il diritto di transito extraterritoriale, l’alternativa era la guerra. Francia e Gran Bretagna si resero finalmente conto del pericolo, ma non riuscirono a stringere un accordo con l’Unione Sovietica, dove Molotov era divenuto il nuovo commissario per gli affari esteri e i sospetti nei confronti dell’Occidente non era diminuiti. Venne così firmato il patto di neutralità tra Germania e Unione Sovietica, da cui ambo la parti avrebbero ottenuto vantaggi (la Germania avrebbe avuto mano libera nella lotta contro le potenze occidentali e l’Unione Sovietica avrebbe evitato la guerra e avrebbe potuto espandersi nell’Europa orientale). Rafforzato dal patto, Hitler assalì la Polonia e Gran Bretagna e Francia dichiararono guerra alla Germania facendo diventare realtà la II Guerra Mondiale; contemporaneamente l’Armata rossa occupò la Polonia orientale, incorporò nell’Unione Estonia, Lettonia e Lituania e ottenne la Finlandia e la Bessarabia.
Ottenuta una vittoria sul fronte occidentale, Hitler decise di invadere l’Unione Sovietica, sorprendendo l’Armata rossa; ma la blitzkrieg tedesca si trasformò in un campagna autunnale e invernale che costrinse i tedeschi alla ritirata, visti anche il sostegno che l’Unione aveva ottenuto da Francia, Gran Bretagna e USA. Ma la Germania non si arrese e scatenò una seconda offensiva, che li portò fino a Stalingrado ma non alla vittoria. La vittoria russa concise con la vittoria americana in Libia e con gli sbarchi alleati in Africa, a cui seguirono gli sbarchi in Italia e Normandia e le avanzate sovietiche in Europa orientale e centrale. Nel 1945 Berlino venne conquistata dagli alleati e la guerra in Europa era finita, ora restava solo il Giappone, che si arrese dopo lo sgancio della bomba atomica su Hiroshima e Nagasaki.

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