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Darsi delle regole


Animale sociale per necessità, l’uomo vive in gruppo ed è quindi costretto a darsi delle regole, a limitare gli impulsi soggettivi ed egoisti per il bene comune. La creazione delle regole è un’opera degli uomini, e le regole stesse sono frutto di un continuo lavoro di aggiustamento, adattamento, distruzione, ricostruzione; per sua natura l’uomo è costretto a fare politica, a organizzare i rapporti con i suoi simili sulla base di norme condivise e con la necessità di farle rispettare. Essendo culturali, le forme di organizzazione sociale sono diverse e numerose, che vanno da un grado minimo di organizzazione e di governo a entità strutturate e fortemente gerarchizzate. Nel 1940 escono due opere fondamentali per le organizzazioni politiche, che saranno l’inizio di una lunga serie di studi incentrati sulle strutture di governo, portando alla formazione di 3 diversi approcci principali:

1. genetico: carattere evoluzionista, si pone come finalità la ricerca delle origini delle varie forme di organizzazione e la loro evoluzione nel tempo; pone l’accento sulle dimensioni delle società e sulla loro organizzazione spaziale: l’organizzazione territoriale sarebbe il fondamento della politica di una società, e l’ambito del politico agisce soprattutto all’interno di un determinato territorio e ne determina l’organizzazione;

2. struttural funzionalista: definisce l’organizzazione politica come l’aspetto dell’organizzazione complessiva che assicura lo stabilirsi e il mantenimento della cooperazione interna e dell’indipendenza esterna; l’approccio è teso a individuare le forme delle istituzioni politiche e fondato sull’idea che ogni istituzione contribuisce a mantenere una società in equilibrio; l’accento viene spostato sulle funzioni che l’ambito politico svolge;

3. dinamista: le società sono organismi in perpetuo conflitto interno, e l’attenzione è puntata sui processi e sulle dinamiche tra le componenti della società; il potere politico appare come un prodotto della competizione e come un mezzo per contenderla.
Esiste anche un approccio di tipo strutturalista, che studia più le caratteristiche formali delle istituzioni politiche, ma è un approccio fortemente astratto, che riguarda più il sistema delle idee che il sistema politico reale.
Le società hanno forme di diseguaglianza, di asimmetria, di gerarchia, e ovunque esiste una qualche modalità di dominio o di controllo da parte di qualcuno sugli altri. In quanto essere sociale, l’uomo è attraversato da legami differenti, pubblici e privati, e marchiato da una serie di ruoli fondati su status, ceto, casta, autorità: alcuni di questi ruoli e legami sono ascritti, altri sono acquisiti. È importante la differenza tra autorità (diritto riconosciuto a una persona o a un gruppo, grazie al consenso della società, di prendere delle decisioni che riguardano altri membri della società, implicando un certo grado di legittimazione) e potere (prevede, con diverse gradazioni e modalità, una maggiore asimmetria di rapporti tra chi lo detiene e chi ne è sottoposto, e può addirittura sopperire con la forza la mancata legittimazione).
Da Lucy Mair viene proposto uno schema di tre tipologie di organizzazione:
1a) governo minimale: piccole società dove l’autorità è conferita a poche persone ed è tendenzialmente debole;
2a) governo diffuso: alla vita pubblica partecipa di solito la popolazione maschile adulta, ma esistono delle istituzioni come i sistemi di classi di età che assicurano la gestione pubblica;
3a) governo statale: potere centralizzato e molto più differenziato rispetto alle forme precedenti.

Tratto da IL PRIMO LIBRO DI ANTROPOLOGIA di Elisabetta Pintus
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