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Lo scarto tra una storia della musica intesa come storia della composizione musicale e una storia della musica intesa come storia del suono


È molto frequente, nella storia della musica, la tendenza a pensare che le partiture fossero suonate esattamente com’erano state scritte.  
Sebbene al giorno d’oggi sia facile confrontare partitura e suono, grazie all’invenzione relativamente recente degli apparecchi di registrazione e riproduzione acustica, per quanto riguarda la storia della musica antecedente al 1880 non ci è possibile fare confronti diretti. Da documenti pervenutici, come flyer di eventi, recensioni di concerti e programmi di sala, possiamo notare che la maggior parte delle volte le partiture non venissero  eseguite esattamente com’erano state scritte, anzi, erano spesso lasciate alla libera interpretazione del musicista o dell’ensemble.
Le possibili cause di questo fenomeno possono essere riconosciute principalmente nell’assenza di indicazioni precise nelle partiture e nella mancanza di organico strumentale a disposizione di ogni singolo evento. Molto frequentemente gli autori, infatti , per vendere la loro musica su larga scala (illustreremo questa particolarità nel punto 4) , tralasciavano numerosi particolari e informazioni specifiche, non potendo così permettere la precisa esecuzione della partitura scritta. In questo modo chiunque poteva suonare o cantare tale composizione, senza alcuna restrizione dovuta alla mancanza di organico strumentale o vocale, e il compositore poteva garantire alla sua opera la diffusione in diversi ambiti artistico/musicali, come  il teatro e i festival musicali. La stessa composizione, di conseguenza, poteva dar luogo ad atti esecutivi diversi tra loro.
Un esempio lampante ci proviene dall’analisi del programma di sala del Teatro sociale di Castelfranco (probabilmente risalente alla metà del XIX sec.), nel quale notiamo che gli atti della commedia “La Casa Nova” del drammaturgo Carlo Goldoni sono inframmezzati da esecuzioni di brani musicali. Questi ultimi sono frammenti di opere di svariati autori, che non avevano scritto per il teatro, le quali vengono adattate all’organico disponibile quella sera e al palinsesto previsto. Nemmeno il celebre scrittore veneziano aveva richiesto la presenza di orchestra e sinfonie nelle sue opere, eppure le parti musicali vennero inserite nella programmazione dell’evento di quel 25 aprile. Le opere presentate in tal sede erano due Sinfonie (delle quali non conosciamo né il nome dell’autore né il titolo), La Mélancolie pastorale per violino con accompagnamento, Capriccio sulla Sonnambula per Piano, Fantasia sull’Opera L’Esmeralda del M. Mazzucato per Violino con accompagnamento di Piano, Quartetto dell’opera Don Pasquale variato per Piano, Fantasia militare per piano e Duetto Concertante per due Violini sull’opera Il Trovatore. Nessuna di queste era stata scritta per essere rappresentata in teatro, eppure fu eseguita durante una rappresentazione.
 Un altro esempio di tale procedura ci proviene dall’analisi della partitura per liuto, soprano e basso presentata a pag. 34 della dispensa. In questo documento abbiamo l’esempio di una musica sacra arrangiata per uso domestico ; la parte per liuto è scritta in intavolatura (simile alla tablatura moderna) ed è caratterizzata dalla rappresentazione grafica delle sei corde del liuto sulle quali sono indicati graficamente la diteggiatura e i simboli ritmici:  l’espediente in questione veniva usato per permettere a qualcuno di suonare anche se non aveva preso lezioni. La parte vocale, d’altra parte, è contraddistinta dalla presenza delle due voci separate, soprano e basso, che possono essere convertite rispettivamente in parti per tenore  e contralto, trasportando nell’ottava inferiore la parte del soprano e nell’ottava superiore quella del basso, a discrezione dell’esecutore e in relazione all’organico disponibile.
Con questo espediente l’autore poteva espandere la possibilità di esecuzione del suo brano a moltissimi ensemble differentemente attrezzati. Dalla partitura, inoltre, si nota che la parte del liuto è autosufficiente, e quindi non è necessaria la presenza di cantanti per eseguirla, ma è sufficiente solo la presenza dello strumento.
In conclusione, pertanto, possiamo notare che la storia della composizione non è parallela alla storia del suono, in quanto la maggior parte dei documenti arrivati fino al nostro tempo testimoniano il fatto che in generale le partiture non venivano suonate esattamente come erano scritte e che la stessa composizione poteva assumere forme e suoni completamente diversi a seconda della disponibilità dell’organico strumentale e vocale disponibile al momento della sua esecuzione.

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