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La musica come forma d’arte e-o forma di artigianato


Molto spesso i musicisti, come è emerso dai documenti analizzati, scrivevano per vendere i loro brani e, conseguentemente, guadagnare, il che non avveniva per il puro piacere artistico; così facendo, il compositore  diventava artigiano e commerciante.
Nel periodo da noi analizzato notiamo un massiccio riciclo di opere preesistenti da parte degli stessi artisti e di altri compositori ,spesso stranieri, come Handel, che riutilizzò opere sue e di altri compositori firmandole come proprie. Siffatto espediente permetteva agli artisti di risparmiare tempo rispetto alla composizione di un nuovo brano, guadagnando due volte su una stessa creazione,  e di avvicinarsi al pubblico in modo da ottenere ingaggi per le successive stagioni.
Da un’analisi più minuziosa comprendiamo che questi “prestiti” da opere preesistenti potevano essere di diverso tipo:  poteva trattarsi di testo e musica uguali, quindi una copia esatta, oppure di musica già conosciuta ma adattata al testo oppure anche di una rielaborazione della melodia su temi già proposti.
Un significativo esempio di questo aspetto artigianale del compositore lo troviamo analizzando il dramma per musica in tre atti Giustino di Antonio Vivaldi, su libretto di Nicolò Beregan, rappresentato durante il carnevale 1724 al teatro Capranica di Roma. Dal documento possiamo notare che la scena quinta del primo atto è aperta dal <<suon d’allegra sinfonia>> ; quest’ultima è un breve brano strumentale riciclato con modifiche dal primo tempo del concerto La Primavera. Un simile riutilizzo avviene anche per quanto riguarda i quattro brani strumentali e numerosi vocali presenti nell’opera. Si pensa che nell’Allegra Sinfonia Vivaldi abbia introdotto alcune varianti rispetto al Concerto in modo tale da far calzare a pennello la musica con il tempo a disposizione per quest’ultima durante l’atto, e anche a causa della possibile carenza di organico a sua disposizione in quella data. Nonostante tutto il dramma , con le sue musiche riciclate al suo interno, ebbe un grande successo tra il pubblico romano, in quanto le opere originali del noto musicista erano sconosciute in quel luogo.
Un altro esempio, risalente a un periodo tra il 1888 ed il 1894, può essere la Sinfonia n. 1 in Re maggiore di Gustav Mahler. Nel terzo tempo, infatti, possiamo notare il riciclo quasi parodistico del tema del celebre canone Frère Jacques, trasportato nella tonalità minore in modo da garantirgli l’atmosfera di marcia funebre.
Anche in questo caso, l’autore utilizza un brano preconosciuto per dare carattere e visibilità al suo componimento.

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