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Patologia mentale della vecchiaia


Resistenze e stereotipi nello studio della patologia mentale nella vecchiaia: alla base della sofferenza psichica c’è sempre un intreccio di fattori biologici, psicologici, socioculturali che agiscono contemporaneamente (modificazioni psicologiche/invecchiamento biologico) però ci sono differenze soggettive che derivano dalla storia personale. Due fattori in gioco (vissuto e fattori biologici). Solo negli ultimi decenni conoscenza del problema: prima i modelli interpretativi erano riduttivi e legati a stereotipi perché. Gli anziani solitamente presentano disturbi non risolvibili facilmente o in modo completo, non sono desiderabili perché frustrano le fantasie di onnipotenza die medici, obbligano al confronto con i propri limiti e con la morte. Nella società industrile gli anziani sono esposti ad una progressiva perdita di potere e prestigio, stereotipi che si estendono anche sul modo in cui gli anziani sono percepiti in ambito sociale. Appartengono a gruppi sociali deboli: non hanno la forza sufficiente per ribellarsi e possono arrivare ad interiorizzare la rappresentazione sociale anche se molto negativa in modo passivo e acritico. Oggi con l’incremento della popolazione anziana, sviluppo degli studi psicologici e patologici ma restano ancora stereotipi: ricondurre la vicenda esistenziale dell’anziano all’invecchiamento biologico con involuzione di tutte le attività psichiche; tendenza  a dare una risposta farmacologica a tutti i problemi psicologici e considerarli irreversibili. Provoca atteggiamenti ipocondriaci con eccessivo consumo di farmaci, non aiuta a cambiare la situazione ambientale o stile di vita che possono influenzare in modo negativo. Molte ricerche dimostrano che non c’è un legame così deterministico di causa-effetto tra invecchiamento biologico e condizioni psichiche, possibilità di crescita e maturazione.
Considerare la vecchiaia come un periodo di grandi cambiamenti psicofisici che possono essere affrontati in modo diverso a seconda delle capacità personali di compensare ed equilibrare i deficit.
Ci sono ovviamente dei fattori biologici nella genesi del disagio psichico (diminuzione della forza muscolare, resistenza alle malattie, allungamento dei tempi di reazione, indebolimento dei sensi), non vuol dire però che l’invecchiamento coincida con un inevitabile declino. La possibilità di condurre una vita normale dipende non solo dalla gravità dei deficit cognitivi ma anche dal sostegno che il paziente può ricevere dalle persone con cui vive.

Tratto da IGIENE MENTALE. PSICHIATRIA E PREVENZIONE. di Antonella Bastone
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