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Nazionalismo ed idealismo nella dottrina fascista dello stato

Il concetto di stato moderno che è di origine illuministica e razionalistica aveva ormai tagliato i legami con la storia dell’Italia, indebolendosi sia per i suo radicalismo sia per la mancanza di humus popolare. Sotto la spinta del nazionalismo (che confluirà nel fascismo), la visione della comunità nazionale si impone sulla scena politica come visione di un’unità globale fondata sulla tradizione popolare e proveniente dai secoli in cui si è formata la coscienza collettiva italiana. L’apporto di Giovanni Gentile che plasma la filosofia del fascismo spinge ad uno stato etico che tutto inglobi in sé, in conseguenza dell’identificazione della società civile con la religiosità immanente propria dell’idealismo hegeliano. Da Hegel, Gentile trae la visione dello stato come assoluto, come proiezione storica del pensiero identificantesi come lo spirito nel quale si risolvono anche le aspirazioni religiose e popolari. Nella concezione di gentile non c’è spazio per una società religiosa indipendente dallo stato ed esprime l’impossibilità della conciliazione tra stato e chiesa. Ma il capo del governo interessa il presentarsi in Italia della società religiosa come la custode e portatrice della tradizione popolare, di quella che al suo spirito di antico rivoluzionario appare sì una mitologia, ma nella quale vivono valori spirituali dei quali lo stato fascista appunto perché totalitario non può fare a meno. Di qui la considerazione della conciliazione con la chiesa cattolica come architrave del regime in dissenso aperto con l’ideologo Gentile.
Lo stato educatore. Lo stato fascista non rinuncia ad essere stato educatore innescando una polemica con la chiesa destinata a continue tensioni. Lo stato ingloba in sé tutta la realtà e afferma di non volersi ergere a universale superiore e perciò a suo limite, ma ad universale per eccellenza, ad unità grazie alla quale solo l’individuo si può realizzare. Gli individui sono considerati proiezioni particolari del pensiero incarnato nello stato. Gentile afferma che lo stato debba valorizzare le tradizioni spirituali della nazione e sminuisce il significato e il ruolo della religione, considerandola solo forma introduttiva di quel pensiero essenziale che era la dottrina del fascismo. I valori religiosi compendiano una visione primaria delle grandi verità. Essi sono considerati una specie di preambolo della vera vita dello spirito alla quale possono accedere solo le menti elette che abbiano superato il pur necessario gradino della religione intesa quale philosophia minor. Perciò la religione nelle scuole superiori secondo gentile avrebbe dovuto essere sostituita dalla storia e dalla filosofia nella via del graduale avvicinamento alla conoscenza delle linee essenziali dello stato-spirito. Gentile contesta l’estensione dell’ora di religione nella scuola pubblica alle scuole superiori, che il concordato del 1929 sancisce all’art. 36. Mussolini deroga alla concezione idealistica appoggiando questo articolo come uno dei prezzi politici da pagare per condurre in porto la conciliazione con la chiesa. L’autoproclamazione dello stato fascista come stato educatore rappresenta una continua tensione con la chiesa che si vede spogliata di prerogative educative per essa irrinunciabili. Le trattative che conducono ai patti lateranensi si svolgono nel 1928-29 cioè in epoca significativamente posta tra il 1927 (anno della polemica relativa ai boys scout cattolici) e il 1931 nel quale le organizzazioni giovanili fasciste sono contrapposte al tipo di educazione seguito dalla gioventù di azione cattolica. Dopo alcuni anni in cui lo stato fascista non aveva manifestato intransigenza ideologica assoluta, nel 1931 il regime muove alle forze giovanili di azione cattolica l’accusa di svolgere attività politica e di violare il concordato del 1929(che aveva riconosciuto le organizzazioni dipendenti dall’azione cattolica ma in quanto esse svolgono la loro attività al di fuori del partito politico. Dapprima i conflitti si esprimono con lotte più o meno violente, poi si ordina la chiusura di tutte le associazioni di azione cattolica. Il papa si mostra intransigente e rivendica la competenza della chiesa nel campo dell’educazione dei giovani. Il conflitto viene superato con un accordo del 31 scaturito da un incontro tra Mussolini e il cardinale Pecelli e poi sancito dal nuovo statuto dell’azione cattolica che pone l’azione cattolica sotto l’immediata dipendenza dell’autorità ecclesiastica, consente alle associazioni una bandiera nazionale ed ai soci di raggrupparsi in sezioni professionali non per scopi sindacali ma a fini religiosi e spirituali.
I patti lateranensi. Già in precedenza lo stato fascista aveva messo a punto una legislazione favorevole alla chiesa. Nel 23 sono ripristinate le festività religiose e sono emanati provvedimenti economici a favore del clero. Nel 24 viene riconosciuta l’Università cattolica del sacro cuore. Si punisce la bestemmia. Si mettono le basi per una legislazione non più agnostica e anticlericale ma favorevole al fenomeno religioso. Nel 29 i patti lateranensi sigillano la conciliazione tra stato e chiesa con 3 protocolli: il trattato lateranense )pianta dello stato di Citta del Vaticano, elenchi degli immobili esistenti in Italia con extraterritorialità ed esenti di tributi); il concordato lateranense relativo alle condizioni della religione e della chiesa in Italia; convenzione finanziaria cioè indennizzo in riferimento alla debellatio dello stato pontificio di un miliardo e 75 milioni. L’importanza dei patti lateranensi sta nella natura di accordi tra 2 ordinamenti giuridici primari. In essi non vi è affermazione esplicita del riconoscimento statuale della sovranità della chiesa. Mussolini afferma che la chiesa non può essere sovrana. Tuttavia nei patti vi è comunque il riconoscimento della sovranità della santa sede in campo internazionale. È dunque un passo avanti rispetto al passato sulla via della concezione dualistica. Vi è inoltre il riconoscimento della libertà della giurisdizione ecclesiastica intesa dalla dottrina nel senso ampio di potestà di governo e magistero e pertanto il riconoscimento dell’autonomia della chiesa. Le norme che rivestono un concreto significato nei rapporti tra società civile e religiosa sono: ora di religione nella scuola pubblica, l’efficacia civile del matrimonio canonico e della giurisdizione ecclesiastica matrimoniale, il riconoscimento delle organizzazioni indipendenti dell’azione cattolica. Anche le concezioni religiose diverse dalla cattolica trovano una loro regolamentazione con una legge sui culti ammessi approvata nel 29. ma essa presenta limiti di libertà che, consequenziali alla concezione fascista oggi mal si conciliano con i principi costituzionali. Il regolamento affida allo stato poteri di controllo nei confronti degli enti riconosciuti e può ordinare ispezioni e anche sciogliere l’ente.
Il volontarismo fascista in contrasto con la dottrina cristiana. L’età fascista è riuscita a risolvere la questione romana e a giungere a una normativa concordata con la chiesa per regolare la condizione della religione cattolica in Italia. Ma la distanza tra il volontarismo fascista e la dottrina cristiana è immensa. Il contrasto tra queste due concezioni si manifesterà in 2 episodi: l’assurda ed antistorica collusione con il nazismo anche nei suoi aspetti più criminali come le leggi razziali e la guerra senza alcuna reale necessità e poi via via sempre più tragicamente verso la repubblica di Salò e la guerra civile. Quel contrasto si farà sempre più profondo ed aspro sino allo scontro armato tra le forze partigiane di aspirazione cattolica e le brigate nere.
di Filippo Amelotti
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