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Contro la proposta di abrogazione del concordato lateranense: l’attuazione del pluralismo religioso

Ai tempi dell’assemblea costituente sono minoritarie le voci che chiedono l’abrogazione del sistema del concordatario. Alla fine degli anni 60 le voci separatiste si fanno più robuste soprattutto nel prendere di mira il concordato lateranense, facendo vacillare l’opinione che esso, oltre a garantire la pace religiosa sia armonizzabile con i principi di libertà dello stato democratico.
In sede politica viene presentata una proposta di legge costituzionale che mira all’abrogazione del concordato attraverso l’abrogazione dell’art. 7 della costituzione e che propone la sottoposizione di tutte le confessioni al diritto comune. Ma in sede governativa si risponde imboccando un’altra via: affiancare alla trattativa con la santa sede per la revisione concordataria, trattative con altre confessioni per la stipulazione delle intese a norma dell’art 8 della costituzione.
A chi si mobilita per l’abrogazione del concordato bollandolo come scambio di privilegi solo perché fatto da un regime fascista, risponde la cautela dell’allora maggioranza parlamentare che scegli la via della revisione concordataria secondo le modalità previste dall’art 7: in nome di istanze di laicità e libertà. Punto di partenza è l’accettazione da parte del governo presieduto da Aldo Moro della mozione Ferri-La Malfa-Zaccagnini del 67. considerati i patti a norma della costituzione come base delle relazioni tra stato e chiesa, essa rileva per quanto riguarda lo stato, l’opportunità di riconsiderare talune clausole del concordato in rapporto alla evoluzione dei tempi ed allo sviluppo della vita democratica ed invita il governo a prospettare all’altra parte contraente (la santa sede) tale opportunità, in vista di raggiungere una valutazione comune in ordine alla revisione bilaterale di alcune norme concordatarie. Invito adempiuto nello stesso anno quando il governo italiano porta a conoscenza della santa sede il voto espresso dal parlamento e favorevolmente accolto nei palazzi apostolici. Anche all’interno della chiesa, l’insegnamento del concilio ecumenico vaticano II ha prodotto un’evoluzione di tutta la materia dei rapporti tra la chiesa e gli stati.
Armonizzazione conciliare ex parte Ecclesiae ed armonizzazione costituzionale ex parte status sono gli obiettivi della riforma. Una serie di passaggi istituzionali di entrambe le parti (italiana e vaticana) segna il percorso della revisione con bozze preparatorie: dalle proposte della commissione ministeriale del 69 alle 6 bozze di revisione bilaterale sino a giungere alla conclusione della revisione con la firma delle due alte parti contraenti (governo e santa sede)dell’accordo di modificazione del concordato lateranense e relativo protocollo addizionale dell’84.
Si è trattato di una inversione di tendenza rispetto al monismo statale, introducendosi una normativa rispettosa dei nuovi valori costituzionali tra i quali il pluralismo religioso.
di Filippo Amelotti
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