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Riscontri storici dell’equilibrio di potenza


Mentre l’ipotesi massimalista dell’equilibrio di potenza guarda alla guerra di per sé e quindi a ogni tipo di instabilità, quella minimalista sottolinea che la guerra stessa è uno degli strumenti con cui gli stati hanno tradizionalmente conservato l’equilibrio nel sistema e che la guerra tra potenze medie o piccole produce effetti diversi dalla guerra che si combatte tra le grandi potenze. Nel selezionare la sua variabile dipendente si concentra sulla guerra che elimina dal sistema internazionale alcuni dei suoi membri rilevanti e sulla guerra generale o sistemica: la guerra che vede combattere tutte le grandi potenze in una lotta che ha come posta in gioco la difesa del sistema stesso da un attore o coalizione di attori che vuole conquistare il controllo. Nell’ipotesi minimalista l’equilibrio di potenza impedisce che la politica espansionista di un qualunque attore possa esplicarsi sino al raggiungimento di una situazione egemonica e mettere a rischio l’indipendenza di tutti gli altri attori. Perciò l’equilibrio di potenza permette che il sistema rimanga pluralistico. Questa è la situazione che tutela maggiormente la sopravvivenza del sistema internazionale.

Il bilanciamento è l’aspettativa empirica che riguarda il comportamento degli attori nel sistema internazionale. In base a questo, l’equilibrio di potenza che quando un attore cerca di conquistare una posizione egemonica nel sistema internazionale, la risposta degli attori sarà di opporre una quantità di forza sufficiente a equilibrare i rapporti di forza per sventarne il tentativo. Gli stati della variabile dipendente che confermano l’equilibrio di potenza possono assumere forme diverse:
l’autorestrizione dell’aspirante egemone che anticipa le politiche di bilanciamento degli altri attori
la presenza di politiche di bilanciamento diplomatico di fronte alla concentrazione della potenza
la formazione di uno schieramento di bilanciamento in una guerra generale che contrappone le grandi potenze all’aspirante egemone.


Per considerare il ruolo dell’equilibrio di potenza nel sistema contemporaneo dobbiamo richiamare almeno due ultimi punti. Iltre al dibattito sulla rilevanza empirica del balancing, la critica più radicale all’equilibrio di potenza sostiene come questa potesse essere fenomeno ricorrente sino alla fine del XIX secolo ma che alcune trasformazioni della politica internazionale lo abbiano reso obsoleto. In particolare i cambiamenti nella politica interna e l’innovazione tecnologica hanno inibito alcuni dei meccanismi fondamentali per il suo funzionamento.
In primo luogo la massificazione della politica negli ultimi 100 anni ha indotto gli stati a dover giustificare al pubblico le proprie scelte di politica estera, soprattutto quando queste comportavano decisioni rispetto alla guerra e alla pace. Questo fenomeno ha prodotto politiche estere più ideologiche che legittimano le scelte sulla base di principi ideali. Soprattutto per il crescente numero di democrazie questo ha progressivamente impedito la flessibilità degli allineamenti necessari per il funzionamento dell’equilibrio di potenza portando gli stati ad allineamenti più ideologici e permanenti. Le democrazie tedono ad allinearsi tra loro a prescindere dalle variabili di potenza.
L’altro elemento di trasformazione è dovuto all’accelerato ritmo di innovazione tecnologica che rende sempre più difficile calcolare l’impatto delle risorse tra gli stati. Al contrario del passato, oggi la maggiore importanza è ricoperta dalle variabili qualitative e tecnologiche non sempre del tutto ponderabili e prevedibili. Questi processi hanno portato a una grande crisi dell’equilibrio di potenza amplificandone le incertezze.
L’ultimo problema per il funzionamento dell’equilibrio di potenza riguarda il suo rapporto con la guerra. Sebbene l’equilibrio dovrebbe ridurre l’incidenza o l’intensità dei conflitti armati, sicuramente non li elimina completamente. La guerra è necessaria proprio per ripristinare l’equilibrio. È per questo che alcune coalizioni di bilanciamento si sono formate solo dopo lo scoppio delle ostilità.
Ikenberry segnala che ci sono 3 possibili tipi di ordine nella politica internazionale:
quello dell’equilibrio (spontaneo)
quello costituzionale (negoziato)
quello egemonico (imposto)

l’insoddisfazione verso il primo tipo ha indotto a spostare l’attenzione verso gli altri due.
In seguito alla prima guerra che era stato attribuito il fallimento del sistema delle alleanze basato sull’equilibrio di potenza, è stato introdotto il concetto di sicurezza collettiva, uno dei più ambiti ordini costituzionali. È una soluzione istituzionale che ha ispirato la costituzione della società delle nazioni e dopo il 45 delle Nazioni Unite.

Tratto da RELAZIONI INTERNAZIONALI di Filippo Amelotti
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