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La controriforma in Italia


L’età dell’egemonia spagnola fu per l’Italia, soprattutto dopo il concilio di Trento il periodo in cui meglio si manifestarono tutti gli aspetti della controriforma e della riforma cattolica; da un lato la reazione all’eresia protestante, la repressione di qualsiasi fermento culturale non in linea con l’ortodossia cattolica, i processi dell’inquisizione, dall’altro lato l’azione pastorale di personalità ecclesiastiche che interpretarono il volto della chiesa rinnovatore. Lo stato Sabaudo di Emanuele Filiberto e Carlo Emanuele I geograficamente vicino alla patria del calvinismo (Ginevra) e con una sensibile presenza di eretici Valdesi, era tuttavia un baluardo contro l’eresia grazie all’attività dei gesuiti. L’impronta della controriforma e della riforma cattolica a Milano fu data da Carlo Borromeo, arcivescovo dal 1565 al 1584 che si impegnò nell’attività pastorale, nella fondazione dei seminari del clero e nell’assistenza sociale. Venezia si era caratterizzata per una maggiore autonomia da Roma e dal papa. Inoltre lo stato Pontificio aveva tendenze espansionistiche nei confronti di Venezia. Nel 1606 fu nominato teologo e consultore di stato in materia religiosa il frate Paolo Sarpi ed eletto doge Leonardo Donato: entrambi impressero un carattere fortemente antiromano alle loro scelte politiche. La reazione della chiesa si fece sentire quando un tribunale statale condannò alcuni sacerdoti per reati comuni. Papa Paolo V scomunicò tutte le autorità civili veneziane. Visto che le autorità veneziane non avevano ritrattato proibì di ufficiare riti religiosi in tutte le chiese della repubblica veneta (interdetto).  L’apparato politico amministrativo veneziano si rifiutò di obbedire all’interdetto e anche il clero secolare. Gesuiti, cappuccini e teatini che avevano obbedito all’interdetto furono espulsi dallo stato. Grazie alla mediazione francese di Enrico IV si risolse la vertenza: i preti ritenuti colpevoli furono consegnati al papa, ma il giudizio omesso dal tribunale ecclesiastico non fu ufficialmente riconosciuto dalla repubblica; inoltre i gesuiti non furono riammessi a Venezia. Vinse dunque la logica del compromesso.
Il regno di Napoli seppe sviluppare nei suoi intellettuali più rappresentativi una solida cultura giurisdizionalista e regalista che si oppose con energia all’estensione dei privilegi del clero.  
Tommaso Campanella l’autore della Città del sole, un progetto utopico di stato comunista fondato sulla pace sociale e sui principi della religione naturale.  Giordano Bruno.

Tratto da LE VIE DELLA MODERNITÀ di Filippo Amelotti
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