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Il Lavoro e la Rivoluzione


12.30 Marx critica fortemente la religione: essa, con le sue promesse di liberazione, è solo un’illusione che gli uomini si sono creati quando non vedevano concretamente altre vie di salvezza (“La religione è il sospiro della creatura oppressa… Essa è l’oppio del popolo”). Ma non serve eliminare la religione se non si elimina il mondo di cui essa è espressione: lottare contro la religione, dunque, è lottare contro il mondo reale, fonte di miseria e alienazione.

12.31 L’umanità, però, può riappropriarsi del mondo perché, organizzatasi in proletariato, riesce ad essere padrona del proprio lavoro e dei beni con esso prodotti, il che consente loro di essere padroni di se stessi. Il lavoro, dunque, è l’anima di ogni processo vitale, è completamente calato nella realtà ed elimina definitivamente dalla storia ogni presupposto metafisico. In questo modo, si completa la “critica del cielo” che diventa “critica della terra”, e la storia può ristabilire la verità, una volta eliminata l’autoestraniazione umana.

12.32 La rivoluzione, pur essendo una fase puramente transitoria, è fondamentale perché permette di superare i contrasti tra capitalisti e sfruttati, li annulla e crea una fase di “pace perpetua” auspicata dai più grandi intellettuali dopo Kant. Ciò sarà possibile perché la rivoluzione elimina il presupposto dei contrasti stessi, cioè la società capitalista (Marx non immagina neanche che vi possano essere contrasti non originati da radici economiche).

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