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Psicosomatico e somatopsichico


La letteratura psicoanalitica ha operato una importante distinzione tra i fenomeni psicosomatici: fenomeni di conversione su base isterica, del disordine profondo e dello sviluppo del pensiero verbale, inversione dei processi di somatizzazione, espressione somatica di disturbi psichici dovuti a problemi dello sviluppo (immaturità, mancato sviluppo, residui arcaici).
Un posto a parte merita la teoria bioniana, secondo la quale è possibile descrivere i movimenti del gruppo (assunto di base di dipendenza, di attacco-fuga, di accoppiamento; loro alternarsi, contrapporsi, combinarsi, impossibilità ad accedervi) per rintracciare gli aspetti caotici, indicibili e perturbanti, che intasano la funzione analitica qualora non siano resi pensabili durante il processo analitico stesso o producono malattia somatica, qualora non sia stato individuato il loro campo di appartenenza, come campo di elementi proto mentali.
Un gruppo condotto da Marinelli, ha visto in soli sei mesi di vita, ben otto malattie diverse che hanno colpito i suoi membri, senza soluzione di continuità. Un gruppo di sole donne, accomunate dal rapporto con l’analista che aveva preceduto il gruppo e quindi un’unione con il femminino, ricercato come certezza e appoggio per affrontare l’assenza maschile.
In gruppo vengono espresse le fantasie e i bisogni più arcaici, l’assenza del maschio ispira a immaginarsi forti, indipendenti e potenziate come donne e madri. Il maschio diventa colui che strumentalizza, tradisce, abbandona.
In questo ambiente emozionale rabbioso e infiammato compaiono numerose malattie, come se soltanto il corpo, con il suo linguaggio concreto, potesse esprimere il dolore indicibile che il gruppo viveva e questa condizione di malattia può fungere da esorcismo vaccinante contro il male e come legame di appartenenza. In queste condizioni, la presenza maschile non potrebbe essere accettata, anzi finirebbe per essere espulsa.
Le malattie sembravano, da un lato, una risposta al dolore di sentirsi sole, dipendenti, bisognose, alla mercè di una madre onnipotente che accudisce (l’analista), dall’altro la malattia individuale difendeva dalla pluralità desoggettivante dell’essere riunite in gruppo per riempire il vuoto con stati eccitati, ricchi di avvenimenti concreti e di simbologie variegate. La malattia psicosomatica si fondava sul bisogno di fantasticare di formare un corpo unico, ancorchè malato, disponibile per tutti, che sostituisse momentaneamente la mancanza di affetti e di immaginazione connessa con la mancanza di un sufficiente senso di esistenza personale e con la possibilità di formare identificazioni e accoppiamenti.
Nella conversione isterica, un organo malato può divenire, con il suo funzionamento patologico, il rappresentante simbolico di istanze psichiche represse o incomunicabili. In senso psicosomatico, l’organo esprime, quando è investito di affetti primitivi non elaborabili psichicamente, una metaforizzazione di processi e significati non altrimenti decodificabili, per cui la sua presenza acquisisce un valore dinamico ed economico insostituibile.
Secondo Mc Dougall, la malattia psicosomatica reclama in modo concreto quel diritto ad esistere che un’antica inadeguatezza materna, relativamente al bisogno del neonato di risolvere la duplice tendenza alla fusione e al distacco, aveva messo in pericolo.
In seguito il gruppo, si arricchì di apporti maschili, finalmente accolti, e l’analisi delle fantasie espresse in questa fase consentì, oltre alla scomparsa dei sintomi fisici, anche il rafforzamento dei legami e della fiducia e il senso di un’esperienza trasformativa molto intensa, che preparava alla possibilità di fare altre esperienze creative e stabilizzanti.

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