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Il welfare state italiano


Il nostro welfare state non è molto diverso dagli standard europei, ma si distingue per la particolare composizione interna della spesa. Infatti gran parte della spesa sociale del nostro Paese è assorbita dalle funzioni di “vecchiaia e superstiti”, ossia dal sistema pensionistico. Le funzioni “famiglia”, “disoccupazione”, “abitazioni ed esclusione sociale” appaiono marcatamente sottodimensionate. E’ una distorsione funzionale che non registra nessun altro paese europeo.
L’Italia ha poi una distorsione distributiva: è presente un netto divario di protezione tra le diverse categorie occupazionali. Si hanno quindi il gruppo dei garantiti (lavoratori dipendenti delle amministrazioni pubbliche e delle grandi imprese), i semigarantiti (lavoratori dipendenti, lavoratori autonomi e lavoratori atipici) ed infine i non garantiti (lavoratori non regolari).
Le cause di questa situazione sono legate alla logica politica che fu attuata nella Prima Repubblica (1948-1992), dove il governo era imperniato sui partiti. La famiglia d’origine rimane ancora oggi il punto di riferimento principale, in molti casi è l’unico ammortizzatore sociale. Spesso però questa può diventare una sorta di “trappola”, perché ostacola la mobilità trattenendo i giovani. Il familismo all’italiana ha provocato conseguenze negative sul piano politico, economico e sociale.

Tratto da LE POLITICHE SOCIALI di Adriana Morganti
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