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Il ruolo dell'etica protestante nello sviluppo del capitalismo moderno


Ne L'Etica Protestante E Lo Spirito Del Capitalismo, pubblicata nel 1905-1906, Weber si concentra sulle condizioni culturali che hanno favorito lo sviluppo delle capitalismo moderno e le identifica nell'etica religiosa nata con la Riforma protestante e diffusa, in particolare, dalle sette ascetiche di matrice calvinista.
La domanda da cui Weber parte riguarda una regolarità statistica, il fatto che gli imprenditori capitalisti e il personale tecnico o commerciale più qualificato siano di religione protestante.
Cerca di rispondere a questa domanda risalendo ai motivi storici di questa predisposizione.
Per prima cosa, identifica nello "spirito del capitalismo" la configurazione di idee e i valori che contraddistingue il "capitalismo moderno", di cui sono portatori i ceti borghesi in ascesa. I suoi tratti distintivi sono la ricerca nazionale del guadagno e la concezione della professione come dovere morale e vocazione. Weber mette in luce il carattere unico di questo spirito, il fatto cioè che esso sia emerso solo in Occidente e in una definita epoca storica, tra il XVII e il XVIII secolo. Esso non è una caratteristica della natura umana e pertanto, non deve essere confuso con la bramosia di denaro, verso cui gli esseri umani, appartenenti a tutte le categorie sociali, hanno sempre avuto una naturale inclinazione. Lo spirito del capitalismo in quanto razionale perseguimento del profitto è il contrario di questa smodata sete di ricchezza.
Per affermarsi, deve lottare, inoltre, anche con un'altra inclinazione naturale, il tradizionalismo, che ha lo scopo di perseguire il guadagno solo quel tanto che consente di soddisfare determinati abitudini. Lo spirito del capitalismo è dunque innovativo rispetto ai modi di vita tradizionali, in quanto provoca tensioni e conflitti. È quest'aspetto unico che, secondo Weber, deve essere spiegato riconducendola a fattori sociali, politici, culturali già prima esistenti.
Weber attribuisce molta importanza ai fattori culturali, sostenendo che senza l'affermazione prima e la diffusione poi dell'etica protestante, cioè di una particolare configurazioni di valori e di credenze di tipo religioso, l'agire sociale avrebbe seguito strade diverse. Si chiede dunque come mai un’etica religiosa, ha potuto avere un'influenza tanto decisiva sui comportamenti economici, e attraverso quali meccanismi ciò si è realizzato.
La spiegazione di Weber si basa 1) sull'identificazione di due diverse etiche economiche. Si tratta dell'etica cattolica che predominava nell'epoca medievale e dell'etica protestante, nata con lo scisma della riforma operata da Lutero; 2) si concentra sulla rottura introdotta dalla riforma rispetto all'etica cattolica e dell'affinità elettiva che la lega ad una certa concezione della vita professionale laica; 3) si basa, infine, sull'individuazione dei meccanismi psicologici specifici che generano un comportamento pratico a partire dalla credenza religiosa nella predestinazione (Calvino).
In primo luogo, Weber, sostiene che il mondo religioso cattolico oscillava tra un atteggiamento ostile e uno più accomodante rispetto alla ricchezza e alle attività commerciali. Il guadagno come fine in sé veniva disapprovato, mentre si consentiva un guadagno indispensabile alla sopravvivenza. Il guadagno restava qualcosa di cui vergognarsi. Questa posizione era fatta propria dagli stessi ceti borghesi cattolici che restavano quindi ancorati alla tradizione religiosa. Un es di questo è l'abitudine da parte della gente ricca di lasciare, in punto di morte, somme considerevoli di denaro alle istituzioni ecclesiastiche, per sanare le usure spesso estorte.
Con la riforma protestante si verifica una rottura profonda con la concezione cattolica. La dottrina Luterana della vocazione svaluta l'ascesi monacale del cattolicesimo e estende l'idea di vocazione al lavoro professionale che si vive e realizza nella vita di tutti i giorni. Per vivere in maniera grata a Dio non è dunque necessario rinchiudersi in convento, ma anzi, il più alto contenuto dell'attività etica è adempiere il proprio dovere nelle professioni di questo mondo.

Tratto da SOCIOLOGIA DEI PROCESSI CULTURALI di Manuela Floris
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