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L’ETICA DEL PIACERE


Il piacere può essere occasione di invidia. Ognuno prova piacere sulla base del proprio specifico sistema sensoriale e di capacità funzionali. Anche il piacere origina un’etica dei rapporti umani: l’espressione dei talenti di un uomo si incastra con i talenti espressi da un altro, dando così forma a una società fondata sull’interdipendenza, che lascia spazio sia al valore dell’individuo che al suo assoggettamento volontario al tutto. Il desiderio di realizzare le capacità di cui si è portati fa da propellente alla volontà umana.
L’etica che parte dal sentire il piacere come guida per lo sviluppo degli individui costituisce una guida potente per l’orientamento dell’umanità nelle incertezze del futuro. L’etica che può confidare sulla sensibilità del piacere sarebbe in grado di guidare le persone verso la ricerca di ciò che essenzialmente consente di stare bene, il ben-essere.
Per quanto riguarda apprendere agendo, rinforzato nei suoi punti di valore, che gli procurano piacere, il bambino potrà affrontare con maggior fiducia le fatiche dell’applicazione della sua intelligenza a un’attività che non gli risulta immediatamente piacevole. Importante, inoltre è ricordare che il pensiero astratto si forma per evoluzione adattiva del pensiero psicomotorio.
In fine apprendere giocando funziona meglio, perché nel piacere del gioco le funzioni cognitive producono un’energia che le rende più efficaci.

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