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A cosa serve l’attività motoria prima della nascita?


A cosa serve l’attività motoria prima della nascita? Ha funzioni diversi:
- Fondamentale per il benessere del feto. Quando il feto non si muove il ginecologo si allarma perché qualcosa non va nella gravidanza
- Serve per specializzazione e consolidamento di sistema scheletrico e SNC. Sinaptogenesi e pruning cominciano già prima della nascita e l’attività motoria contribuisce a tali processi —> infatti l’esercizio motorio fa sì che solo le connessioni più efficaci vengano mantenute, mentre le altre regrediscono fino a scomparire
- È fonte di stimolazione sensoriale —> muovendosi il feto finisce per procurarsi stimolazioni sensoriali di vario genere (esempio: tattili, vestibolari), quindi cominciano ad attivarsi i sistemi sensoriali
->> Lo sviluppo prenatale è influenzato dal comportante fetale e non dipende semplicemente da maturazione. Il comportamento fetale è uno dei fattori che determinano lo sviluppo prenatale
- Alcuni movimenti fetali hanno un ruolo specifico prima della nascita, ad esempio la rotazione serve per raggiugnere la posizione giusta per il parto
- Altri movimenti non hanno un ruolo specifico prima della nascita, ma sono fondamentali perché consentono la sopravvivenza dopo la nascita.
- Altri movimenti hanno una funzione prima della nascita, ma ne assumono una diversa dopo la nascita. Ad esempio: la deglutizione prima della nascita serve per la regolazione del liquido amniotico, mentre dopo la nascita serve per nutrirsi. Altro esempio: rotazione fetale prima della nascita per cambiare posizione, dopo la nascita per il riflesso di stepping

IL NEONATO: cosa si deve osservare in un neonato? Tre aspetti molto importanti:
1) Stati di sonno e veglia del neonato (come si alternano i cicli di sonno-veglia del neonato): si deve determinare quale sia lo stato comportamentale del bambino che sono 5:
* sonno profondo: sono quei momenti in cui il bambino dorme e nulla potrebbe svegliarlo.
* Sonno attivo: gli occhi sono chiusi, però sotto la palpebra si possono notare i veloci movimenti oculari. La percentuale di sonno REM è molto più alta rispetto all’adulto. In questo sonno vi possono anche essere movimenti del corpo. In presenza di un rumore il bambino potrebbe svegliarsi
* Veglia calma: gli occhi sono aperti, il bambino si guarda attorno, movimento degli arti contenuta
* Veglia attiva: occhi aperti, intensi sguardi, intensa attività degli arti
* Pianto e irrequietezza
Come passa il bambino da uno stato comportamentale all’altro? Non è detto che il passaggio avvenga nella sequenza presentata. Ad esempio: sonno profondo-sonno attivo-bambino si sveglia e piange-si calma, veglia attiva-veglia calma-sonno.

2) Attività riflessa: quali sono i riflessi?
° Grasping (riflesso palmare): le dita si chiudono a pugno se il palmo della mano viene stimolato
° Riflesso pupillare: contrazione della pupilla in risposta alla luce
° Riflesso patellare: singolo calcio in risposta a un colpo sul ginocchio
° Sussulto (startle): flessione improvvisa delle braccia in risposta a un suono forte
° Stepping: può essere elicitato anche facendo sì che il collo del piede tocchi il bordo del tavolo, e cosi il neonato flette l’arto superiore, come per superare il gradino.
° Riflesso di moro: il bambino è seduto e il suo capo è sorretto, poi improvvisamente il capo non viene più sorretto, e il bambino reagisce estendendo arti superiori e inferiori
° Riflesso di Babinsky: a un stimolazione con un tocco sulla pianta del piede, il bambino reagisce stendendo le dita del piede
° Riflesso di rooting: viene elicitato con uno stimolo tattile sulla guancia, e il bambino ruota il capo in quella direzione e cosi viene facilitata la suzione del latte materno
° Riflesso tonico asimmetrico del collo: quando il capo viene ruotato, vi è una estensione dell’arco facciale (cioè di gamba e braccio dalla parte del capo) e una flessione degli arti craniali (braccio e gamba dalla parte opposta). Scompare intorno ai 2 mesi
° Riflesso tonico simmetrico del collo: il bambino è sostenuto per l’addome, quando viene abbassato il capo gli astri superiori si flettono, e gli arti inferiori si estendono, quando invece gli viene alzato il capo succede il contrario. Si chiama simmetrico perché i movimenti degli arti superiori sono simmetrici e anche quelli degli arti inferiori.
° Riflesso tonico labirintico: quando il bambino è supino aumenta il tono estensorio (braccia e gambe estese), quando è prono invece braccia e gamba tendono a essere flesse (incremento del tono flessorio).

È importante capire se sono presenti e quando sono presenti

Nella visione tradizionale si pensava che i riflessi fossero forme innate di comportamento, che possiedono un valore adattivo in ambienti tipici di fasi passate dell’evoluzione della nostra specie. Secondo questa visione la scomparsa/modificazione dei riflessi è legata alla maturazione delle strutture corticali, che prendono il controllo del comportamento inibendo le strutture sottocorticali, responsabili dei riflessi.  Quindi i riflessi sarebbero comportamenti predeterminati, mediati dalle regioni filogeneticamente più antiche del cervello (strutture sottocorticali), e non comportamenti motori del feto nell’ambiente uterino che possono aver contribuito a determinare la forma dei riflessi. Il passaggio da un controllo sottocorticale a quello corticale  del comportamento motorio sarebbe un evento on-off, e non un passaggio graduale che inizia nel periodo prenatale ed è caratterizzato da momenti di discontinuità.

Oggi si sa che alcuni dei comportamenti che sono presenti alla nascita sono forme di adattamento all’ambiente uterino (Es: stepping / rotazione fetale: previene danni derivanti dal contatto prolungato con le pareti dell’utero + aiuta ad assumere la giusta posizione per parto). Viene messo in discussione il ruolo esclusivo dei riflessi nella organizzazione e sviluppo della postura. La prospettiva è mutata: I riflessi non sono un insieme di comportamenti automatici non appresi, interamente pre-specificati per via genetica, ma molti possono essere comportamenti acquisiti tramite processi di apprendimento durante la vita fetale. La loro scomparsa è provocata dal fatto che non sono più utili e appropriati all’ambiente extrauterino (fattori contestuali + maturativi).
La scomparsa dei riflessi è vista come uno dei tanti cambiamenti/trasformazioni che avvengono nel comportamento motorio del bambino nei primi 2 anni, alle quali contribuiscono fattori di natura diversa:
- crescente funzionalità delle regioni corticali del cervello (Domanda: i comportamenti del feto e del neonato contribuiscono a determinare/orientare la riorganizzazione delle strutture cerebrali che porterà in seguito alla loro scomparsa?)
- valore adattivo in funzione del nuovo ambiente extrauterino: scompaiono quelli che non vengono utilizzati, ma possono essere mantenuti grazie all’esercizio. Es: stepping
- fattori sistemici/contestuali, legati alla crescita della muscolatura o alle modificazioni nelle dimensioni/proporzioni del corpo. Es: stepping (lunghezza vs muscolatura delle gambe)

Oggi si sa anche che i riflessi motori neonatali non sono così primitivi né automatici. La loro attivazione è dipendente dal contesto, ossia dall’ambiente esterno, oltre che dallo stato neuro-comportamentale in cui si trova il bambino. Es: riflesso patellare  presente negli stati di veglia attiva e sonno profondo, ma non in quelli di veglia agitata e pianto. Il grasping  È presente in stato di sonno leggero, più debole in stato di veglia attiva e assente in stato di sonno profondo. Il rooting si elicita più facilmente quando il bambino ha fame, piuttosto che dopo il pasto. Allo stesso tempo il repertorio comportamentale motorio del neonato non è limitato ai riflessi —> Es: il bambino orienta gli occhi e il capo verso uno stimolo acustico / orienta gli occhi e il capo verso uno stimolo visivo / insegue con gli occhi uno stimolo visivo in lento movimento

3) La motricità spontanea, cioè i general movements —> si osserva l’attività motoria che il neonato spontaneamente produce, e quindi è diversa dall’attività riflessa, che viene suscitata da una stimolazione. Tali general movements sono più efficaci nel predire eventuali disturbi nello sviluppo del bambino rispetto all’attività motoria riflessa (bisogna quindi fare molta attenzione ai GM). Come si definiscono i GM? Sono movimenti spontanei che coinvolgono tutto il corpo, durano da pochi secondi a un minuto, iniziano gradualmente e si esauriscono altrettanto gradualmente (vi è un crescendo, un picco e poi un decremento), si caratterizzano per il fatto che durante le attività che richiedono attenzione diminuiscono. È molto importante che la sequenza dei movimenti sia variabile —> quanto più l’attività spontanea è varia piuttosto che stereotipata, tanto più la prognosi è positiva e la valutazione è buona. È importante anche la fluidità di tali movimenti. I criteri di normalità si basano quindi sempre sulla variabilità (il punteggio più elevato viene attribuito al bambino che manifesta una attività spontanea variabile), intesa in tutti i suoi «elementi» costitutivi: ovvero della forza, dell'ampiezza, della direzione, della velocità, della sequenza dei settori del corpo coinvolti progressivamente nel movimento. Nei bambini con sviluppo atipico il repertorio di GM è povero, le sequenza sono monotone e stereotipate, i movimenti sono rigidi bruschi e a scatti (no fluenti), e si osservano delle contrazioni simultanee.

Una volta osservato il neonato, ci si può occupare dello sviluppo motorio del bambino dopo la nascita fino al primo anno di vita. In questo periodo cambiano in maniera importante le dimensioni corporee (peso, altezza ecc), e ciò ha un impatto importante sullo sviluppo motorio. Le abilità motorie devono essere divise in grosso-motorie (che permettono di muoversi nello spazio) e abilità motorie fini (reaching, grasping, ma anche movimenti delle espressioni facciali, movimenti fono-articolatori ecc).
Reaching precoce: il bambino non raggiunge lo stimolo e non lo afferra. Consiste in tutti quei movimenti di arti inferiori e superiori che il bambino mette in atto quando davanti a sé vede oggetti salienti, e questi comportamenti sono alla base delle successive abilità di reaching.
Un conto è parlare di afferramento, un conto è parlare di attività visuo-manipolatorie (o esploratorie) —> queste ultime si definiscono secondo un criterio funzionale, per cui non basta osservare un certo comportamento, ma il comportamento deve avere una certa funzione che si sintonizzata con le proprietà percettive dell’oggetto (esempio: l’oggetto è morbido e quindi si presta ad essere schiacciato) —> il bambino esplora gli oggetti in sintonia con le loro caratteristiche percettive. L’attività visuo-manipolatoria diminuisce all’aumentare della familiarità dell’oggetto, e ricompare quando viene presentato al bambino un gioco nuovo. La sua durata dipende anche dalla quantità di informazioni contenute nello stimolo (tante più informazioni sono contenute nello stimolo, tanto più tempo sarà necessario al bambino per selezionarle ed elaborarle tutte). Inoltre l’attività visuo-manipolatoria correla con le modifiche fisiologiche o comportamentali associate all’attenzione focalizzata, e durante tali attività il bambino è meno distraibile rispetto ad altri momenti in cui la sua attenzione è diffusa nell’ambiente.

Alcuni indici di attività visuo-manipolatorie (se coordinate con le caratteristiche percettive dell’oggetto) sono:
- esplorare un oggetto con le dita
- Schiacciare
- Ruotare
- Trasferimento da una mano all’altro
Lo sguardo è focalizzato sull’oggetto e vi sono variazioni nell’espressione del volto.
Attività esplorative più primitive sono:
° portare l’oggetto alla bocca: Questo comportamento a partire dai 6-7 mesi perde la funzione conoscitiva che aveva mesi appena precedenti.
° Battere, gettare, far cadere: Al contrario dei comportamenti esplorativi veri e propri la frequenza di questi comportamenti cresce all’aumentare del tempo di esplorazione degli oggetti e decresce quando vengono presentati oggetti nuovi.

Da un punto di visto teorico come si sviluppa l’abilità di afferrare gli oggetti? Piaget: Un atto di afferramento richiede che gli schemi relativi alla visione, alla propriocezione e al tatto siano assimilati e coordinati. Ciò è reso possibile dalla visione della propria mano nelle vicinanze dell’oggetto. Il bambino in tal modo è in grado di costruire una mappa tra occhio e mano, sulla base della quale attua una progressiva correzione dei movimenti della mano per raggiungere il target.
Le ricerche più recenti sullo sviluppo dell’afferramento:
1) maggiore considerazione degli aspetti biomeccanici del movimento. Lo studio del controllo del movimento da parte del SN non può avvenire senza la considerazione delle specifiche caratteristiche di ciò che il SN controlla (il corpo e il movimento biologico di cui esso è capace).
2) nuovo interesse per le differenze interindividuali: le differenze nelle dimensioni del corpo, nella forza dei muscoli e nel livello di energia disponibile pongono ogni bambino di fronte a specifici problemi che devono essere risolti per acquisire l’abilità motoria considerata. 
—> Lo sviluppo motorio è un processo di problem-solving, dato che ogni individuo deve adattare i movimenti del proprio corpo allo specifico compito che deve risolvere.

Il neonato è dotato di un sistema piuttosto primitivo per il controllo dei movimenti del braccio e della mano, al punto da non consentire al bambino di afferrare gli oggetti presenti nell’ambiente circostante. Tuttavia, il sistema presente alla nascita soddisfa alcuni requisiti di base che permettono al bambino di portare la mano alla bocca, portare la mano all’interno del campo visivo, muovere la mano in direzione di un bersaglio. Il sistema si sviluppa grazie all’attività che esso stesso compie —> Consente al bambino di esplorare:
- la relazione tra un programma motorio e un movimento
- la relazione tra la visione  e la propriocezione
- le possibilità e i vincoli dei movimenti manuali.
Importante anche la motivazione, che fa sì che il bambino “testardamente” provi a compiere azioni che ancora non padroneggia completamente. Lo stesso movimento viene ripetuto più e più volte con lievi variazioni [per questo Piaget (1953) parlava di reazioni circolari].
di Mariasole Genovesi
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