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ASCOLTO E OSSERVAZIONE

Ogni paziente chiede esplicitamente o implicitamente di essere ascoltato e l’importanza della dimensione dell’ascolto è connessa alla necessità che l’attenzione rimanga fluttuante al fine di cogliere aspetti nascosti sotto le parole. Assumere un atteggiamento di attenzione fluttuante significa lasciarsi guidare da come il soggetto organizza il racconto della propria storia.
Per lo psicologo ascoltare il paziente significa andare oltre le sue parole, talvolta il paziente può riferire eventi molto carichi emotivamente con un tono velato di indifferenza o che sembra addirittura esprimere emozioni contrastanti.
È necessario che si sviluppi nello psicologo, ma anche nel paziente una capacità di ascolto in cui si sperimenta la capacità di ascoltare l’altro e ascoltare se stessi e il porre attenzione alle risonanze che la relazione stessa genera. Infatti, una diagnosi che utilizza solo l’occhio rischia di cristallizzarsi, quindi lo psicodiagnosta non deve utilizzare un unico senso, in particolare lo sguardo asettico ed oggettivante.
L’unico modo che permette di comprendere realmente il paziente è cercare di creare nella propria mente qualcosa che sia simile alla sua esperienza, immedesimandosi nei suoi vissuti, detta anche empatia: specifica funzione emotivo-cognitiva legata alla storia personale e all’iter formativo dello psicologo. Caratteristica fondamentale di questa capacità è la sua transitorietà: l’osservatore deve traslocare temporaneamente l’attenzione da se stesso ad un'altra persona, per poi ritornare di nuovo nella sua posizione, in modo da tradurre in spiegazione ciò che ha provato immedesimandosi nel paziente.
Dunque la valutazione clinica si basa sulla comprensione empatica, sul mantenimento dell’equilibrio tra immedesimazione e giusta distanza.
di Carla Callioni
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