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Abuso di autorità contro arrestati o detenuti

Art. 608 c.p. “Pubblico ufficiale che sottopone a misure di rigore non consentite dalla legge una persona arrestata o detenuta di cui egli abbia la custodia, anche temporanea, o che sia a lui affidata in esecuzione di un provvedimento dell’Autorità competente. Tale fatto sussiste anche se commesso da un altro pubblico ufficiale, rivestito, per ragioni del suo ufficio, di una qualsiasi autorità sulla persona custodita”

Soggetto attivo: reato proprio, “pubblico ufficiale”, ma non qualsiasi bensì quello che,
- ha la custodia di persona arrestata o detenuta, oppure
- ha l’affidamento di una persona, anche non detenuta, per l’esecuzione di un provvedimento dell’Autorità, oppure
- rivestito, per ragioni del suo ufficio, di qualsiasi autorità sulla persona.

Presupposto condotta: situazione di restrizione della libertà personale, legittima, del soggetto passivo e precedente alla condotta di reato, che può essere,
- arresto,
- affidamento,
- sottoposizione a qualsiasi autorità.

Condotta: consiste nella sottoposizione a misure di rigore, non consentite dalla legge, del soggetto che versa in una delle suddette situazioni di subordinazione.
Le misure di rigore devono essere:
- peggiorative della condizione del soggetto passivo;
- devono limitare ulteriormente la libertà personale;
- non devono essere consentite dalla legge.

Offesa: lesione apprezzabile (permanente) del bene giuridico, reato di danno.

Elemento soggettivo: dolo generico,
- coscienza e volontà di sottoporre la vittima a misura di rigore;
- consapevolezza che la vittima versa in una delle situazioni viste nei presupposti della condotta.
L’errore su tale ultimo aspetto esclude il dolo.

Perfezionamento: momento e luogo in cui la non liberazione ha raggiunto quel mimino di violazione illegittima della libertà personale apprezzabile, reato permanente.

Tentativo: configurabile prima della perfezione.

Trattamento sanzionatorio: punito d’ufficio con reclusione fino a 30 mesi (2 anni e 6 mesi).
di Stefano Civitelli
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