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Accertamento dell’invalidità permanente in giurisprudenza

Il d.lgs. 509/88 precisa che “le minorazioni congenite o acquisite comprendono gli esiti permanenti dell’infermità fisiche e/o psichiche e sensoriale che comportino un danno funzionale permanente”.
In pratica il concetto di minorazione, congenita o acquisita, deve considerarsi coincidente con quello di invalidità permanente.
Il medico, ultimata la sua visita, formula il suo giudizio diagnostico e prognostico avuto riguardo della permanenza, natura e gravità del danno funzionale riscontrato.
Tenendo conto della capacità di lavoro residua traduce poi la diagnosi formulata in percentuali di invalidità permanente.
In pratica i parametri di giudizio sono:
a. il danno funzionale permanente;
b. la capacità lavorativa: atteso che non ha senso parlare di capacità lavorativa generica, si dovrà verificare caso per caso come quelle accertate infermità o minorazioni si ripercuotano sulla capacità lavorativa specifica;
c. le tabelle di legge e il sistema valutativo tabellare, ai fini dell’espressione del giudizio valutativo in termini percentuali di invalidità permanente.
Secondo la definizione di legge, l’elemento che risulta di fondamentale importanza perché la persona rientri nella categoria degli invalidi civili è la prova della permanente riduzione della capacità di lavoro in misura non inferiore a un terzo.
La legge distingue diversi gradi di invalidità, a seconda dei quali sono previsti benefici diversi:
1. se l’invalidità è superiore a un terzo, la persona ha diritto alla qualifica di invalido civile e quindi alla concessione eventuale di prestazioni protesiche o ortopediche, ecc…;
2. se l’invalidità supera il 45%, la persona ha diritto all’iscrizione nelle liste speciali per l’assunzione obbligatoria al lavoro;
3. se l’invalidità è pari o superiore al 74%, ha diritto all’assegno mensile come invalido parziale;
4. se l’invalidità è del 100%, ha diritto alla pensione di inabilità come invalido totale, e infine se si tratta di soggetto non deambulante o non autosufficiente ha altresì diritto all’indennità di accompagnamento.
di Stefano Civitelli
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