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Accettare e recuperare il senso del valutare

Una prima tappa del percorso propone di lavorare intorno all’accettazione del proprio ruolo di valutatore e intorno al recupero di un senso personale del proprio valutare. Questa esigenza nasce dalla constatazione di quanto sia in genere difficile per gli insegnanti integrare nella propria identità professionale, e forse ancor prima personale, la funzione valutativa come un valore positivo, come una risorsa per l’azione, come qualcosa di buono e significativo per sé, invece che come un necessario adempimento e un attributo di ruolo. Un atteggiamento attivo e positivo verso la valutazione deve invece presupporre il riconoscimento non solo della sua essenziale e necessaria presenza nei processi educativi, ma anche della sua utilità. Si tratta insomma di conciliarsi, familiarizzarsi, con la dimensione valutativa, non solo per poterla realizzare efficacemente ma anche per comunicarla agli allievi con un’immagine positiva e per poter condividere autenticamente con loro la sua presenza, la sua funzione, i suoi effetti.
Ci si dovrebbe interrogare sul perché si valuta, sull’utilità del valutare, e sui suoi effetti rispetto al rapporto con gli altri. Noi stabiliamo un rapporto con l’altro in base a un’immagine che immediatamente ci costruiamo di chi è, di quali caratteristiche ha e di come pensiamo che possa essere il rapporto con lui. Si tratta evidentemente all’inizio di valutazioni preventive e ipotetiche che, in una corretta gestione della relazione, devono essere continuamente verificate e rielaborate man mano che acquisiamo più elementi di conoscenza e di relazione. È una valutazione mobile, aperta, che deve essere disponibile a smentirsi.
Valutare ed essere valutati è una necessità relazionale e comunicativa: se l’altro ci comunica un giudizio su di noi, questo ci garantisce di essere percepiti, considerati, presenti nella sua mente, e risponde così a un bisogno vitale.
di Anna Bosetti
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