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Aiuti di Stato e integrazione tra sistemi di welfare

L’emersione di un mercato europeo del welfare, come si è detto, è frutto essenzialmente di due sviluppi: l’erosione della categoria dello Stato erogatore di servizi sociali risultante dall’introduzione di forme di erogazione che seguono logiche di mercato, e le ripetute incursioni del diritto comunitario in territori tradizionalmente occupati dallo Stato sociale.
Non solo si assiste alla creazione di mercati del welfare a livello nazionale, ma anche alla crescente interdipendenza tra questi mercati.
Non si può fare a meno di notare i pericoli che la slegatura tra i vari rami del diritto del mercato interno potrebbe creare.
Da un lato, le c.d. libertà fondamentali e la cittadinanza europea acquisiscono rilevanza crescente nell’ambito dei sistemi di welfare ed obbligano le autorità nazionali ad un confronto con realtà, interessi ed esigenze che evadono dalla logica del rapporto tradizionale tra governanti e governati, così ponendo la dimensione europea della solidarietà in antitesi rispetto alla dimensione nazionale; dall’altro la Corte ricorre alla solidarietà come concetto nazionale per escludere l’applicazione della disciplina della concorrenza e quella sugli aiuti statali.
Portata all’estremo, la disarmonia tra rami del mercato interno potrebbe condurre al risultato paradossale di un incremento della competizione regolativa accompagnata da una riduzione della sfera applicativa della concorrenza, con effetti negativi su entrambe le dimensioni della solidarietà.
di Stefano Civitelli
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