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Alcuni esempi di falso sé

"vedere b. che sembravano particolarmente vivi, deliziosi, ben vestiti, rendendo tutti felici in clinica, al punto che non vedevamo l'ora che arrivassero. Mi ci vollero anni per capire che questi b. mi stavano intrattenendo come pensavano di dover fare con le m. depresse. Mentre mi aspettavano, mi facevano disegni coloratissimi o mi scrivevano poesie da aggiungere alla mia collezione (Cioè sono bambini "perfetti" che intrattengono le loro madri depresse e allo stesso modo gli analisti facendo disegni colorati solo perché sanno che gli altri lo apprezzano ma non ne traggono piacere)"

Bollas, allievo di Winnicott, descrive il "normotico" (il normale anormale), che ha interesse per gli oggetti e per la materialità, il quale trasferisce gli stati d'animo negli oggetti. Il normotico ha una vita iper-programmata (è una persona che sembra un robot) e da bambino aveva un'inibizione nel gioco.

"una paziente passa da un negozio all'altro per tutto il giorno, capace di stare in un supermercato per ore, non per comperare qualcosa … ma perché l'estetica del supermercato la fa sentire bene. Dal supermercato al negozio di animali ai negozi di articoli sportivi alla ferramenta …dalla partita a tennis all'idromassaggio, questa persona riesce a vivere senza mai scomporsi. Se il padre o la madre sono malati, in pericolo di vita, il 'normotico' non sente dolore, ma invece inizia un esame dettagliato della natura della malattia"

Caso clinico di P:
P, 40 anni, ingeniere meccanico specializzato nella riparazione di complessi macchinari elettronici, andò in analisi perché si era reso conto di avvertire una vaga, dolorosa sensazione di essere estraneo alla vita. Evitava ogni forma di attività e relazione con gli altri. Nella sua testa c'era un livello di rumore che in qualche modo lo distraeva dal vivere, frapponendosi fra lui e il mondo esterno. A volte il 'rumore' era sullo sfondo, a volte era predominante. L'inizio dell'analisi fu causato da un'inibizione particolare, che P. trovava inspiegabile. Da molto tempo desiderava imparare il volo a vela, cioè pilotare aeri senza motore, cosa che lo affascinava da quando era ragazzino. Passava delle ore assorto nel contemplare le nuvole e gli uccelli che li apparivano galleggiare nell'aria, lasciandosi trasportare dalla corrente. C'era qualcosa che lo attirava irresistibilmente verso il volo a vela, ma aveva evitato di iniziare il corso, dicendo che era troppo occupato. Recentemente era arrivato fino al campo di volo, dove un attacco di ansia per lui assolutamente inspiegabile lo aveva costretto a chiedere aiuto. Mentre parlava del volo, P. si rese conto che era come se in quel attività cercasse un certo tipo di esperienza-essere sospeso nell'aria-che lo tenesse su, e attraverso la quale potesse scendere gradualmente, in modo controllato e senza fatica. Gli era anche sempre piaciuto nuotare, in parte perché li procurava sensazioni analoghe…immergersi sott'acqua era come essere sospesi, sostenuti in modo invisibile. L'ansia che aveva provato nell'attesa della prima lezione di volo assomigliava alla strana paura che aveva provato quando si immergeva, arrivando all'estremità di una barriera corallina, al punto in cui il fondo dell'oceano improvvisamente precipita in profondità. Quando il fondo dell'oceano scompariva alla sua vista, provava una acuta sensazione di terrore; non si sentiva più appoggiato e sostenuto, ma impotente e in pericolo.

Non aveva grandi angosce pensando di pilotare l'aliante, una volta che avesse imparato, il problema era affidarsi all'istruttore. P immaginava di essere trainato dall'aereo che avrebbe portato in aria l'aliante, e si prefigurava il momento in cui la fune tra l'aereo e l'aliante sarebbe stata staccata, quando sarebbe stato alla mercé del suo istruttore alle sue spalle, dal quale sarebbe poi dipesa la sua sopravvivenza. Nel corso dell'analisi cominciò a capire che nelle immersioni e nel volo cercava in  un ambiente fisico un tipo di esperienza che gli nera mancata. Non aveva mai sentito di poter contare sulle cure genitoriali. I genitori erano impegnati in liti continue, in cui molto presto P cominciò a fare da arbitro. Divenne una persona esclusivamente logica, e imparò prematuramente a utilizzare la sua intelligenza per rendere l'ambiente esplosivo più stabile. Entrambi i genitori erano profondamente depressi, sconfitti dalla vita. 'Perché preoccuparsi' era il motto di famiglia. Entusiasmi da parte di P venivano accolti con espressioni tipo: "Non sperarci troppo", "sì realista". La sua intelligenza cominciò a svilupparsi in modo irregolare. Trovava difficili le situazioni complesse, le ambiguità ma divenne abilissimo a costruire e riparare apparecchi meccanici, "se lo vedo riesco a capire", "io sono ciò che riparo". Capì che usava la propria intelligenza per "ripararsi" da un mondo fluttuante e inaffidabile. Diventava ansioso quando problemi complessi non erano immediatamente risolvibili. A un certo punto, recuperò un ricordo che appariva  emblematico. La sua famiglia si era trasferita in un'altra parte della città, due giorni prima del suo compleanno. Il giorno del compleanno, sua madre pensò, tardivamente, che sarebbe stato bello fare una festa, ma naturalmente non conosceva nessuno da invitare. Allora mandò il fratello in giro a 'raccogliere' bambini per la festa. P. ne fu sconvolto, "perché non dei bambini di cartone? Chiese con tutta l'indignazione che era rimasta inespressa all'epoca.

Caso clinico di Tom: "il paziente era un ragazzo che aveva tentato il suicidio ferendosi dal polso al gomito…dopo una delusione scolastica, perché gli era sembrato di non aver mantenuto gli impegni presi. Per alcuni giorni...si era comportato in modo 'svagato'…quindi tentò il suicidio, e se nessuno se ne fosse accorto sarebbe certo morto...dopo meno di un mese fu dimesso dall'ospedale. Pochi giorni dopo tentò di nuovo il suicidio. Prima di vederlo immaginavo un ragazzo dall'aria depressa e inerme..Fui quindi sorpreso quando entrò e si avviò tranquillamente verso la sedia di fronte a me: era un bel ragazzo dall'aria sana e atletica, ben vestito...pantaloni con la piega e una camiciola alla moda…Tom si comportava come se non fosse successo nulla di strano… era evidente che si era sentito molto solo con il passaggio a una nuova scuola, si era iscritto a attività sportive per fare nuove amicizie.

Quando lo interpretai, tagliò corto educatamente con un Ok. Era chiaro che non aveva mai potuto portare il lutto per la perdita degli amici della vecchia scuola, perché suo padre guidava la famiglia in base a cliché fondati sul fatto che le persone sanno superare senza storie le difficoltà…"se vuoi avere successo nella vita ti devi adattare, andrà tutto bene. "Fummo colpiti dall'assoluta incapacità della famiglia di Tom di pensare a quello che era successo…"


di Mariasole Genovesi
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