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Alle origini del sindacato nuovo

Nel gennaio del 1927 venne posto in essere lo scioglimento del comitato direttivo della CGDL e questo determinò la definitiva liquidazione del sindacalismo libero nell'Italia fascista. In effetti, il sindacalismo libero era in difficoltà già da molto tempo.
Dal punto di vista contrattuale il monopolio del sindacato fascista era stato stabilito dal patto di Palazzo Vidoni nel 1925, stipulato da CONFINDUSTRIA e la Confederazione dei sindacati fascisti presieduta da E. Rossoni.
Con la legge del 1926 venne stabilita la validità erga omnes dei contratti di lavoro stipulati dai sindacati fascisti, con il completo monopolio della contrattazione collettiva da parte del regime fascista.

La CGDL si sciolse in un clima di difficile sopravvivenza per vari motivi: le difficoltà incontrate dai sindacalisti a seguito della costituzione della dittatura, l'impossibilità di svolgere alcuna attività dal punto di vista contrattuale, per l'opposizione politica al regime e a seguito dell'atteggiamento filo fascista di alcuni dirigenti come Rigola e D'Aragona. In questo clima B. Buozzi segretario generale della CGDL (già segretario della FIOM, sindacato degli operai metallurgici) decise con altri sindacalisti riformisti di scegliere la via dell'esilio in Francia.
Nel 1927 Buozzi partecipa alla fondazione a Parigi della Concentrazione antifascista con altri esponenti politici oppositori del regime.

Oltre alla CGDL scomparvero altre organizzazioni sindacali: la CIL Confederazione italiana dei lavoratori di ispirazione cattolica (insediata nell'ambito rurale con la perdita di numerosi aderenti a seguito della diffusione del fascismo nelle campagne), la UIDL unione italiana del lavoro di ispirazione rivoluzionaria e repubblicana e l'USI unione sindacale italiana, scomparvero a seguito delle pressioni e dell'attrazione esercitata dal fascismo.
Il destino del sindacalismo cattolico fu la dispersione e esso si riaffermò solo nel 1944 con la nascita delle ACLI (associazioni cattoliche dei lavoratori italiani).
Il sindacalismo riformista socialista si ricostituì all'estero durante il regime fascista senza riuscire a svolgere una reale attività di proselitismo clandestino nel nostro paese.

La CGDL fu, negli anni che precedettero il fascismo, una grande organizzazione di classe con un orientamento maggioritario riformista nonostante le spinte rivoluzionarie che si fecero più intense a seguito della nascita della nascita del Partito comunista nel 1921 a Livorno (dopo la scissione dal partito socialista).
I comunisti dopo lo scioglimento della CGDL, la ricostituirono nella clandestinità in diretta dipendenza dal partito che aveva sede a Parigi. Così dal 1927 al 1936 si realizzò una particolare situazione: da un lato c'era la CGDL nella sua continuità ideale e politica a Parigi guidata da Buozzi con scarsi contatti con l'Italia, dall'altro c'era la rete sindacale clandestina comunista che, nonostante il regime fascista, riuscì a sopravvivere. I rapporti fra le due organizzazioni furono a lungo conflittuali fino al 1936 quando le due CGDL si riunificarono grazie all'accordo fra Buozzi e il comunista G. Di Vittorio tenutosi a Parigi. Nel frattempo miglioravano anche i rapporti fra il partito socialista e quello comunista: nel 1934 fu stipulato un patto di unità di azione, rinnovato nel 1941 a seguito dell'alleanza fra Stati Uniti, Unione Sovietica e Regno Unito.
Per la rinascita della CGDL unitaria furono importanti anche i colloqui fra Buozzi e Achille Grandi che era stato segretario della CIL sino allo scioglimento.

di Cristina De Lillo
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