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Amore e socialità in Schopenhauer

A proposito dell’amore, Schopenhauer ritiene che dietro le sue lusinghe stia il freddo Genio della specie che mira alla perpetuazione della vita. Il fine dell’amore è solo l’accoppiamento, ed è per questo che l’atto sessuale è accompagnato da un particolare piacere. Ed è proprio per tali ragioni che l’amore procreativo è inconsapevolmente avvertito come peccato e vergogna. Esso commette infatti il maggiore dei delitti: la perpetuazione di altre creature destinate a soffrire.

Nella sua filosofia, Schopenhauer critica le menzogne con cui gli uomini tentano di celare a loro stessi la cruda realtà del mondo. Per il filosofo, l’ottimismo cosmico, che interpreta il mondo come un organismo perfetto governato da un Dio, è falso poiché la vita è un’esplosione di forze irrazionali, ed il mondo il teatro dell’illogicità. Se un Dio ha creato questo mondo – osserva – io non vorrei essere Dio; l’estrema miseria del mondo mi strazierebbe il cuore.

Altra menzogna è la tesi della bontà e socievolezza dell’uomo. La regola di fatto dei rapporti è sostanzialmente il conflitto ed il tentativo di sopraffazione reciproca. Come rilevò anche Hobbes, se gli uomini vivono insieme non è tanto per simpatia o socievolezza, ma per bisogno.

Contro lo storicismo, Schopenhauer contesta l’illusione che gli uomini mutino davvero di epoca in epoca. In realtà, se noi procediamo oltre le apparenze, possiamo scoprire che non vi è nulla di nuovo sotto il sole e che, al di là del tempo, il destino dell’uomo presenta dei tratti immutabili.

Si potrebbe pensare che il sistema di Schopenhauer metta capo ad una filosofia del suicidio universale. Invece egli rifiuta e condanna il suicidio per due motivi di fondo. Anzitutto il suicidio, lungi dall’essere negazione della volontà, è invece un atto di forte affermazione della volontà, in quanto il suicida vuole la vita ed è solo malcontento delle condizioni che gli sono toccate.

Inoltre, il suicidio sopprime solo l’individuo, ossia una manifestazione fenomenica della Volontà di vivere, lasciando intatta la cosa in sé che, pur morendo in un individuo rinasce in mille altri. Di conseguenza, la vera risposta al dolore non è il suicidio ma la liberazione dalla stessa Volontà. Schopenhauer articola l’iter salvifico dell’uomo in tre momenti: l’arte, la morale e l’ascesi.
di Domenico Valenza
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