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Aristotele e la concezione del segno

Con Aristotele si apre una svolta decisiva nella concezione del segno. In Dell’espressione il segno linguistico si arricchisce, rispetto all’idea platonica, di un terzo livello mentale. Si ha così una prima triade semiotica in cui compaiono due tipi di relazioni: una relazione convenzionale, dunque immotivata, tra immagine e suono e l’altra naturale, dunque motivata, tra cosa e immagine. I significati stessi sono intrinsecamente legati alle cose, ai referenti, per cui concetto e cosa hanno un legame motivato e necessario. La visione aristotelica, denominata referenzialista sostiene che la realtà è “fotografata” nei concetti che si presentano stabili e identici per tutti, ma ogni comunità linguistica decide per convenzione di attribuire delle etichette fonsiche dissimili a tale realtà.
di Niccolò Gramigni
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