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Arti pesanti, arti leggere


I disegni conservati sulle pareti di grotte e ripari preistorici sono un segno evidente di come l’uomo abbia cercato fin dall’inizio di rappresentare ciò che vedeva e ciò che avrebbe voluto vedere. I graffiti e le pitture preistoriche e le diverse forme di scultura non rappresentano solo scene realistiche, ma anche aspirazioni, sogni e credenze: l’idea di riprodurre realtà e pensiero con segni impressi nella materia o effimeri è molto antica e con caratteristiche diverse.
Da un punto di vista percettivo si dividono le arte in visive e non visive, da un lato della loro produzione in più o meno facile trasportabilità o sulla base dell’intangibilità o della materialità. Se le popolazioni sedentarie possono produrre oggetti materiali anche di grandi dimensioni che segnano indelebilmente lo spazio, la necessità di leggerezza dei nomadi, facilmente trasportabile, come la danza, la musica e la poesia. Musica e danza sono due forme espressive facilmente trasportabili: non esiste popolo al mondo che non abbia prodotto una sua musica, che rispondono a logiche diverse, dal momento che la musica è un codice che esprime linguaggi dissimili, adatti a situazioni diverse, umanamente organizzato, per il tempo della festa, per i funerali, per le celebrazioni solenni, per la guerra, per la caccia, per il semplice piacere estetico di ascoltare dei suoni ritenuti gradevoli. La produzione musicale di un popolo può essere studiata sotto il profilo formale (analizzando le sequenze di suoni, ritmi, metrica) oppure sotto il profilo sociale (modalità di produzione e di fruizione). In alcune società la produzione di musica è un fatto elitario, nel senso che solo pochi specialisti sanno utilizzare i codici musicali, come ad esempio in India o in Giappone; in altre società, la conoscenza dei codici musicali è diffusa, come ad esempio in Africa, dove ognuno è musicista e partecipa in modo attivo alle esibizioni pubbliche. Lo sviluppo tecnologico comporta un certo grado di esclusione sociale, e in ogni caso dove c’è maggiore complessità sociale il canto diventa più verboso e con un linguaggio più complesso, e si arriva ad essere ascoltatori passivi. Da un punto di vista interpretativo, la musica è un’ottima metafora delle contaminazioni culturali o meticciati, visto che è molto aperta a prestiti esterni: l’Africa qui ha operato una vera e propria colonizzazione, poiché molti dei generi musicali contemporanei sono di matrice africana, fondati su una solida ritmica (rock, reggae, hip hop) su una scala pentatonica (blues); a sua volta è stata però contaminata, e la musica che si suona e si produce lì è una musica che è partita con gli schiavi verso le Americhe e ha influenzato i generi locali, contemporaneamente ricevendo influenze caraibiche, brasiliane e messicane.
Come per il cibo, bisogna fare attenzione nel parlare di musica tradizionale (antica e radicata nel luogo di nascita): ci sono sempre dei cambiamenti nelle arti creative, e ciò che creiamo oggi, che è dunque un’innovazione, nel tempo può consolidarsi in tradizione.
Per quanto riguarda le espressioni plastiche, la loro produzione è strettamente connessa alla disponibilità di materiali e al modello di vita, che documentano con il passare del tempo. Ad esempio, le statues colon (rappresentano i bianchi colonizzatori) non sono solo la testimonianza di un’epoca, ma offrono anche un tratto innovativo, poiché vengono realizzate con le nuove vernici portate dai bianchi; oppure le statue gelede del Benin, dove via via si aggiungono nuove figure, come ad esempio il dottore con la siringa, fatta per sensibilizzare la popolazione alla vaccinazione.

Tratto da IL PRIMO LIBRO DI ANTROPOLOGIA di Elisabetta Pintus
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