Skip to content

Aspetti tecnici dell'esecuzione pianistica

  
Casella si dedica quindi alla trattazione di svariati argomenti attraverso una serie di più o meno brevi paragrafi. I primi riguardano la posizione: del corpo (si raccomanda di sedersi sulla parte anteriore della sedia, ad un'altezza che permetta di portare l'avambraccio all'altezza della tastiera), della mano ("occorre lasciare la mano assumere naturalmente la posizione che adotta quando, camminando, lasciamo braccia e mani pendere lungo il corpo. Le dita prendono allora una leggera incurvatura che è la forma naturale della mano abbandonata a se stessa. E i muscoli, sia della mano che del braccio, sono allora completamente rilassati, vale a dire allo stato di riposo. Questa posizione […] è l'unica possibile"). Quanto all'indipendenza delle dita, Casella sottolinea subito che esse allo stato naturale non lo sono affatto; pertanto l'articolazione non dovrà dipendere tanto dall'altezza di esse sulla tastiera quanto dalla forza nervosa del dito e dalla sua energia di scatto, esercitabile anche a debole distanza dal tasto. Personalmente ritengo che almeno nei primi anni sia necessario invece insistere sull'articolazione (ad una certa altezza) delle dita e soprattutto sulla loro "caduta" sulla tastiera, piuttosto che sulla loro forza nervosa, concetto che potrebbe psicologicamente portare ad un irrigidimento dei muscoli. Sono invece d'accordo con Casella sia quando sostiene che l'opera polifonica di Bach racchiude ogni problema relativo all'indipendenza delle dita, sia nel considerare che di per sé le dita posseggono forza diseguali, ma l'auspicata uguaglianza può risultare dalla razionale articolazione di ogni dito, sebbene sempre previa l'insostituibile "dura pratica quotidiana", che l'autore sembra aver messo ormai da parte.

Si passa quindi al problema del legato. A mio avviso Casella pecca di leggerezza nel considerare possibile, nella tecnica moderna, farne a meno grazie all'uso del pedale. Tuttavia egli stesso ne ritiene la padronanza lato della tecnica indispensabile al pianista e fondato essenzialmente sul principio dell'abbandono di un tasto solo dopo aver suonato la nota seguente, prolungando di parecchio la nota precedente nel caso del "super-legato". Per il raggiungimento di tale padronanza Casella raccomanda lo studio in particolare delle scale e, ancora una volta, di Bach.
  
Quanto allo staccato, l'autore ne descrive due specie: quello che si ottiene col semplice movimento del dito che abbandona il tasto senza la partecipazione della mano; e quello "normale", di polso, ottenuto rialzando la mano con un leggero movimento del polso. Una terza forma di staccato risulta dalla combinazione delle due precedenti. Ma Casella sembra non creare un parallelo tra i procedimenti sovraesposti e le varie tipologie di staccato, pure elencate: staccato secco, staccato ordinario, mezzo-staccato. Ritiene inoltre molto utile imparare a ripetere una medesima nota con un dito solo, quindi senza cambiare diteggiatura nel ribattuto.

di Anna Romano
Valuta questo appunto:

Continua a leggere:

Altri appunti correlati:

Per approfondire questo argomento, consulta le Tesi:

Puoi scaricare gratuitamente questo appunto in versione integrale.