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Breve evoluzione storica delle prestazioni assistenziali

A partire dal secondo dopoguerra si formò una nuova tipologia di prestazioni assistenziali, diversa da quella degli anni precedenti perché si configurava come diritto soggettivo ed esigibile. Molti paesi iniziarono ad adottare uno schema di reddito minimo garantito per assicurare risorse sufficienti per rispondere alle esigenze essenziali di vita a tutti coloro che si trovassero in una situazione di bisogno.
Dall’ottica dell’assistenzialismo si passò a quella dei servizi sociali.
I paesi dell’Europa meridionale si trovano ancora oggi in una situazione di arretratezza rispetto ai paesi continentali, sia nel campo delle prestazioni minime di garanzia del reddito, sia per quanto riguarda lo sviluppo dei servizi sociali. 
Tre fattori appaiono rilevanti in una prospettiva evolutiva:
Il primo riguarda il “familismo” che si concretizza nella capacità/obbligo dell’istituzione famiglia di funzionare come ammortizzatore sociale per i suoi membri, assolvendo molteplici funzioni.
Il secondo fattore riguarda il peso dell’economica periferica e di quella informale: la persistenza di lavori tradizionali ha permesso anche ai lavoratori meno marginati l’accesso a delle occupazioni che rappresentavano una ancora al sistema di protezione sociale. Anche il lavoro nero rappresentava una opportunità perché permetteva di guadagnare e si accedeva alla protezione sociale tramite il lavoro di un altro membro della famiglia.
Il terzo fattore è connesso al lato dell’offerta: si presuppone che ci sia una effettiva capacità di accertare lo stato di bisogno dei richiedenti attraverso procedure standardizzate. Le istituzioni statuali nell’Europa meridionale hanno un basso grado di autonomia e sono fortemente esposte a distorsioni.

di Adriana Morganti
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