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Breve premessa alla storia culturale e sociale a Napoli nei secoli XVI e XVII

Giulio Cesare Capaccio, conoscitore delle cose napoletane e segretario dell’amministrazione cittadina, indicava che a Napoli tra la fine del XVI sec e gli inizi del secolo XVII c’erano 300.000 abitanti (44.000 famiglie- 20.000 abitazioni). Napoli era la maggiore città italiana e la seconda in Europa, dopo Parigi.
Le straordinarie dimensioni della città erano dovute a una immigrazione constante dai vari centri minori del Regno di cui Napoli era capitale dal 1266.
Rendersi conto di questa crescita significa rendersi conto della struttura e della fisionomia della città. Le ragioni economiche avevano contato in ciò molto meno di quelle politiche, istituzionali, sociali.
A Napoli la monarchia, aveva incentrato a Napoli la vita amministrativa e giudiziaria di tutto il Mezzogiorno.
Dal 1503 il Regno era passato alla Corona d’Aragona e nel 1516 nel patrimonio del ramo principale della Casa d Asburgo, sovrana sia di Castiglia sia d’Aragona. Gli Asburgo di Spagna, Carlo V (1516-1556), Filippo II (1556-1589), Filippo III (1558-1621), Filippo IV (1621-1665), e Carlo II (1665-1700, regnarono anche su Napoli per due secoli. La loro potenza si concentrava in grandi forze militari terrestri e navali, tale da togliere alle forze locali ogni possibilità di contrastarli. Soprattutto a quelle dei Baroni che dovettero accettare di diventare cortigiani, privilegiati e titolati, ma pur sempre sudditi. Il loro potere era quindi controllato e la reazione regia poteva essere maggiore.
I baroni,in più, si trasferirono a Napoli abbandonando le rocche e i castelli nella provincia, oramai inutili, e poi i giochi di potere si facevano solo a corte.
Anche il nuovo tipo di vita, raffinato e seducente, favorì il trasferimento delle famiglie più agiate e potenti, che fanno da corona alla corte del viceré, alter ego del sovrano, e davano un lustro mondano alla capitale.
di Stefano Oliviero
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