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Breve quadro storico delle politiche del lavoro

Le prime forme di protezione del rischio di disoccupazione risalgono all’Ottocento (Inghilterra), nella seconda metà del 19° secolo si diffusero in tutta Europa. Nel 1901 fu introdotto in Belgio il “sistema di Gand”, un sistema assicurativo pubblico volontario con finanziamenti anche da parte del comune. Nel primo trentennio del ‘900 si passò poi alla tutela selettiva ad opera dei sindacati, e dalle iniziative locali si arrivò ai programmi di tutela delle nazioni. Dopo la fine della prima Grande guerra si arrivò all’assicurazione obbligatoria contro la disoccupazione. L’evoluzione delle varie istituzioni ha comportato diversi modelli di tutela del rischio economico di disoccupazione, articolati lungo un pilastro assicurativo e due assistenziali. Nel corso del 19° secolo in tutta Europa si avevano norme di regolazione dei rapporti di lavoro e programmi pubblici per l’inserimento occupazionale.
A partire dagli anni Venti si ebbero i primi interventi pubblici per fornire occupazione ai senza lavoro.
In Italia il primo schema pubblico di assicurazione obbligatoria venne introdotto nel 1919, fino ad allora l’unico rischio sociale protetto era l’infortunio sul lavoro. Nel 1945 fu introdotta la cassa integrazione guadagni. Nel 1951 si ebbe l’introduzione dell’apprendistato e nel 1962 l’introduzione del contratto di lavoro a tempo determinato, nel 1968 la cassa integrazione guadagni straordinaria per gli operai dell’industria, nel ’68 – 69 si ebbe lo statuto dei diritti dei lavoratori.
Negli anni ’70 ci furono una serie di leggi rivolte all’occupazione giovanile, al sostegno alla ristrutturazione e riconversione industriale e per la formazione professionale.
Negli anni ’80 si ebbe il prepensionamento e leggi per promuovere incentivi finanziari per i giovani e la liberizzazione del collocamento e ridefinire l’intervento pubblico sul mercato del lavoro.
Nel corso degli anni ’90 i principali obiettivi sono stati il rafforzamento delle reti di servizi per l’impiego, la revisione dei sistemi di istruzione e formazione, la promozione della mobilità e la promozione di una maggiore flessibilità delle condizioni di ingresso – uscita dal mondo lavorativo.

di Adriana Morganti
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