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Breve sintesi degli autori trattati

PRESOCRATICI
Intendevano l'anima come archè (principio, sostrato). Secondo loro il principio che regge l'anima è il principio che regge l'universo.
Secondo Anassimene è l'aria, secondo Eraclito il fuoco, secondo Democrito gli atomi, secondo i pitagorici l'armonia fra i numeri. L'anima è fatta di tale principio.

PLATONE
L' anima è ciò che si muove da sé (ogni corpo che si muove da dentro di per sé è animato --> l'anima è causa della vita e perciò è immortale)
Platone postula l'esistenza di un mondo delle idee, che proviene dalla necessità di trovare il correlato dell'universale (un insieme di parti --> es. universale di cane)
Secondo lui all'universale di cane corrisponde l'idea di cane, che è immutabile (a differenza di Eraclito che dice: "Non ci possiamo bagnare 2 volte nello stesso fiume")
Secondo Platone dunque c'è un variare delle opinioni (la doxa), sotto cui però si trovano le idee immutabili --> ciò che ha per oggetto le idee immutabili è la scienza.

ARISTOTELE
Nel "De anima" fa la prima grande trattazione sistematica dell'anima. Cosa è per lui l'anima? È atto, è la forma del corpo. Aristotele introduce il seguente parallelo: Anima: corpo = visione: vista --> se consideriamo solo l'organo della vista non abbiamo la visione, che è l'atto della vista, allo stesso modo l'anima è l'atto del corpo. L'anima è la capacità propria del corpo organico. In che misura questo atto è separabile dal corpo? Si può separare l'anima dal corpo? Qui si apre una discussione sulla tradizione aristotelica --> il pensiero sembra essere separabile dal corpo, ma anche qui non c'è una risposta univoca. Il De anima per molti secoli incarna il progetto di una psicologia. L'unica eccezione è Plotino, per cui l'anima non è forma del corpo, ma è da esso indipendente in quanto ha caratteri divini --> grazie a essi può guardarsi dentro (introspezione) e guardare tali caratteri divini

 
CARTESIO
"cogito ergo sum" --> identifica una realtà sostanziale, cioè il pensiero, che per Cartesio è sostanza divisa dal corpo --> 2 sostanze: res cogitans e res extensa. Il cogito dà accesso immediato alla sostanza pensante --> così divide tra pensiero ed estensione (cosa che non si ritrova in Aristotele). Si ha dunque la fondazione di un vero e proprio dualismo poiché anima e corpo sono 2 diverse sostanze, con la stessa dignità, ma con diversi attributi (una è libera. L'altra necessaria). Cartesio poi usa per la prima volta nella storia del pensiero il pronome ego: " Ego existo, ego sum" --> non si parla più di coscienza astratta, ma di ego, cioè uno spazio di interiorità separata radicalmente dal mondo esterno meccanico (meccanicismo del '500)

LOCKE
Mette in discussione il concetto di sostanza, perché dice che è qualcosa di inconoscibile sotto il variare delle cose, dunque, qualcosa di metafisico (Locke è empirista radicale). Dunque non si può ammettere la coscienza come sostanza, ma la si può ammettere nella misura in cui tornando al passato si ritrova la coscienza che percepisce, ciò permette l'identità della persona.

KANT
Afferma la disgiunzione di coscienza e anima (dopo di lui non si possono più pensare come unite).
Scrive la critica della ragion pura. La ragion pura è la ragione che cerca di fondare la realtà --> esistono 3 realtà: Dio, anima, corpo.
L'opera stabilisce i limiti della conoscenza umana (oltre è metafisica e non si può andare perché la ragione non ha esperienza). Di Dio non abbiamo esperienza. Non possiamo fare l'esperienza del mondo, intendendo per mondo la totalità delle cose (includendo anche tutta la cosmologia). Non abbiamo esperienza dell'anima perché il soggetto, nell'esperienza del conoscere modifica l'oggetto del conoscere, ma se l'oggetto è l'anima, allora il soggetto dovrebbe modificare sé stesso, ma ciò non è possibile.
 
HEGEL
Dice che l'intelletto archetipico che noi chiamiamo anima non sta al di là (nella metafisica), ma di qua, ed è lo spirito --> è la storia collettiva di un popolo.
L'Io non esiste di per sé, ma esiste sempre dentro una tradizione, una città, una credenza religiosa --> gli ego non sono separati ma esistono come espressione di questo essere collettivo. L'Io è un prodotto storico ed è permeato dal linguaggio che lo esprime, dalla società in cui nasce (ad esempio in Grecia l'individuo non è libero in quanto uomo, ma in quanto cittadino). L'Io è dunque un effetto storico-politico. Ciascun Io (o autocoscienza) può affermare sé stessa solo confrontandosi con altre autocoscienze.

MARX
Ha una prospettiva vicina a quella di Hegel, perché pensa che la coscienza è un effetto storico, ma mentre per Hegel è l'affermazione della libertà, per Marx il motore della storia è l' economia (mezzi di produzione e rapporti di produzione), intendendo con essa il modo in cui gli uomini riproducono la loro vita e i rapporti in cui ciò avviene --> sono rapporti fra classi --> la storia è una storia di lotta fra classi

FREUD
Due idee sconvolgenti nella psicoanalisi -->
1. Riconduce alla pulsione erotica gran parte della vita psichica
2. Nuova idea di coscienza.

di Mariasole Genovesi
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