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CICLI ECONOMICI

Schumpeter affrontando il problema, irrisolto nell'economia neoclassica, dei cicli economici, afferma che:
-La fase espansiva del ciclo è collegata all'introduzione dell'innovazione e alla sua prima diffusione, che aumenta la domanda di beni di produzione e di consumo;
-Successivamente, però le vecchie unità produttive, sempre più aggredite dalla concorrenza delle imprese innovative, sono costrette a imitare le prime o ad uscire dal mercato, con effetti recessivi sull'economia;
-Si entra così nella fase discendente del ciclo, fino a quando non si ristabilisce un nuovo equilibrio temporaneo che verrà poi alterato da un nuovo ciclo di innovazione.
La teoria di Schumpeter, pur presentandosi come un tentativo di dare una spiegazione endogena (interna all'economia) dello sviluppo economico, ha, a differenza della teoria economica neoclassica, evidenti collegamenti con il contesto sociale e istituzionale, in particolare sotto il profilo dell'influenza di quest'ultimo sull'imprenditorialità.

Il funzionamento dell'economia capitalistica ha determinato un cambiamento della cultura e delle istituzioni che, a sua volta, ha fatto inceppare i meccanismi di autoregolazione dei mercati. Si è passati quindi da un capitalismo «non regolato» a uno «regolato», che secondo Schumpeter avrebbe dovuto preparare gradualmente la strada al socialismo. Era questo un esito che egli peraltro non auspicava, ma che riteneva inevitabile, anche se il capitalismo non sarebbe sopravvissuto, ma non per fattori di natura economica (come previsto da Marx), bensì per le reazioni culturali e sociali che il suo funzionamento provocava.
di Antonio Amato
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