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CONSEGUENZE SOCIALI DELLO SCAMBIO DI MERCATO

Conseguenze sociali dell'affermazione dello scambio di mercato: il lavoro, la terra e la moneta sono dunque trasformati in merci da comprare e vendere sul mercato. Queste merci non sono, però, come tutte le altre, perché:
-il lavoro è legato alla vita umana che non è prodotta per essere venduta,
-la terra è un aspetto della natura, che non è prodotta dall'uomo,
-la stessa moneta è un simbolo del potere di acquisto e non un prodotto.
Non si tratta dunque di vere merci ma di «merci fittizie»; tuttavia, trattarle come tali, come è richiesto dal sistema economico basato sui mercati autoregolati, porta a conseguenze distruttive per la società:
A) la riduzione del lavoro a merce (il cui valore è fissato dalla domanda e dall'offerta sul mercato) ha pesanti conseguenze sulle condizioni di vita di masse crescenti di popolazione:
-Prende avvio una progressiva distruzione delle forme di protezione tradizionale, sia quelle legate alle strutture della parentela e della professione, che quelle dipendenti dal potere politico;
-Gli individui sono sradicati dal contesto in cui vivono e costretti a spostarsi per ricercare occasioni di lavoro: le loro condizioni di vita vengono così a dipendere esclusivamente dagli alti e bassi del mercato;
-Specie nella fase iniziale della rivoluzione industriale, a ciò si accompagna una forte instabilità dei guadagni, la formazione di sacche di disoccupazione e di nuova povertà nelle periferie delle città industriali, condizioni di lavoro e di vita degradate.
B) la piena commercializzazione del fattore terra e l'abolizione di restrizioni istituzionali al commercio dei beni agricoli (ovvero il libero scambio dei prodotti), accompagnato dal miglioramento dei trasporti, mise in crisi quote crescenti di produttori agricoli: i contadini dovettero abbandonare le campagne alla ricerca di un lavoro e si determinò la «distruzione della società rurale» (spoliazione di foreste, formazioni di deserti);
C) la riduzione della moneta a merce: nei mercati autoregolati dell'800, la moneta diventa un mezzo di scambio legato all'oro, in questo modo venivano a essere incoraggiati gli scambi internazionali, perché si garantiva la stabilità del cambio, ma crescevano i rischi per l'economia interna: ad una crescita delle importazioni, corrispondeva un deflusso di oro e quindi una riduzione della quantità di moneta disponibile per i pagamenti interni e quindi un calo delle vendite, con danni alle attività produttive ed all'occupazione.
Quindi se da un lato è vero che i mercati del lavoro, della terra e della moneta sono essenziali per un'economia di mercato, è anche vero che la società non può a lungo sopportare i costi che le vengono imposti da tali modalità di funzionamento dell'economia.
di Antonio Amato
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