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CONTRIBUTI DI DURKHEIM ALLA SOCIOLOGIA ECONOMICA

1) Rimedi per far fronte ai problemi sociali posti dalla divisione del lavoro: egli propone una nuova regolamentazione delle attività economiche che definisca i diritti e i doveri dei datori di lavoro e dei lavoratori, la quantità del lavoro e la giusta remunerazione.
Egli ritiene che il compito di realizzare questo nuovo tipo di regolamentazione del mercato non deve essere affidato esclusivamente allo stato, che essendo troppo rigido e troppo lontano dai bisogni e dalle esigenze dei diversi settori economici, deve limitarsi a fissare i principi generali, lasciando alle corporazioni il compito di adattarli alle esigenze specifiche dei diversi settori di attività.
Le corporazioni sono istituzioni costituite da rappresentanti dei datori di lavoro e dei lavoratori di ogni settore. Come concepite da Durkheim, le corporazioni sono «istituzioni pubbliche» obbligatorie, organizzate in modo gerarchico sul territorio, con funzioni:
a) economiche: rappresentanza congiunta dei diversi interessi; soluzione di controversie economiche e di lavoro;
b) collaterali: assistenza sociale; formazione tecnica e professionale.
Ma, Durkheim pose troppa fiducia nelle corporazioni, senza rendersi conto che problemi come il conflitto tra capitale e lavoro, e le disuguaglianze sociali, fossero al di là della loro portata.
Ciò che è necessario perché l'ordine sociale regni è che la maggior parte degli uomini si accontenti della propria sorte; e quindi che siano convinti di non aver diritto ad aver di più. È perciò indispensabile che vi sia un'autorità che decida i diritti degli uni e degli altri, perché senza di essa l'individuo, non ammetterà mai di essere arrivato al limite estremo dei suoi diritti.
È in questa prospettiva che Durkheim concepisce il ruolo delle corporazioni, più adatte dello stato a svolgere un ruolo di regolazione morale oltre che economica, «quella funzione di freno senza il quale non si potrebbe avere la stabilità economica».
2) I rapporti tra la sua prospettiva e quella di Marx: entrambi gli autori riconoscono che la divisione del lavoro anche se contribuisce all'aumento della produttività del lavoro e della ricchezza, ha come risvolti negativi:
-crescita della disuguaglianza tra capitalisti e lavoratori: che Marx definisce alienazione dei lavoratori dal loro prodotto (crescita dello sfruttamento) e Durkheim divisione anomica e coercitiva;
-parcellizzazione e dequalificazione del lavoro operaio: che Marx definisce alienazione nei processo lavorativo e Durkheim ancora una forma di divisione anomica.
di Antonio Amato
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