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Calvino, il rapporto tra racconto e realtà

Calvino cerca da tempo una soluzione che ristabilisca il rapporto tra racconto e realtà, senza con ciò soffocare o annichilire il giudizio etico o storico dello scrittore. Di fronte al magma dell’oggettività, al labirinto dei significati e delle cose, ciò che conta è tenere alto il lume delle razionalità, cioè della storia, ossia l’uomo.
La giornata d’uno scrutinatore è lo svolgimento perfetto di questi pensieri; tutto vi assume, al di la della dimensione autobiografica e narrativa, un carattere preciso di simbolo e di allusione. Asor Rosa intuisce l'innervarsi del romanzo su una serie di continue, aperte, contraddizioni, che la narrazione del Calvino «enciclopedista e francese» tentava di risolvere per mezzo della sovrapposizione di uno schema dialettico;lo stesso Amerigo Ormea vi appariva «un nodo di contraddizioni». Ciò di cui ha bisogno l’intellettuale per realizzare il programma finale di una perfetta identità fra se stesso e il mondo è una ragione di stampo dialettico, incline a mettere il naso i tutti gli affari della terra, ma senza dubbio capace di fornire sufficienti spiegazioni a tutti i fenomeni esaminati. La giornata dello scrutatore è una summola interessantissima e pressoché completa degli atteggiamenti propri ad uno strato molto vasto di intellettuali marxisti. Le grandi questioni – umanesimo, storicismo, democrazia, libertà/necessità, individuo/realtà – vi ritornano tutte. Il racconto si presenta dapprima disarmato, mera cronaca, ma si fonda in realtà su di una fittissima trama di implicazioni culturali. Le leggi delle dialettica vi sono applicate fino in fondo: tutto è messo in discussione ma
unicamente perché tutto sia recuperato; tutto è visto nel suo negativo perché tutto possa esprimere il suo positivo. Il profondo scetticismo conoscitivo fa luogo un a un discreto ottimismo della volontà. Il carciofo della dialettica significa che una prospettiva giudiziosamente positiva resta sempre aperta, che il mondo,foglia dopo foglia, dimostra di andare avanti nonostante tutto, anzi proprio perché tutto vi collabora.


di Alessia Muliere
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