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Cambiamenti nella percezione dell’infanzia


In uno studio è stato chiesto a degli adulti di compilare un questionario sulle competenze di bambini da 0 a 8 anni -> gli adulti tendono a sottovalutare le competenze del bambino tanto più è piccolo (si pensa che il neonato abbia poche competenze). In età più elevate le competenze predette dall’adulto si avvicinano alle competenze effettive. Dall’età della scuola primaria invece si tendono ad attribuire al bambino competenze maggiori rispetto a quelle che ha effettivamente (le sue competenze vengono sopravvalutato -> il bambino viene considerato un piccolo adulto).  Questo dice che il modo in cui si guarda al bambino, in particolare alla prima infanzia, non è oggettivo. Anche nel tempo è cambiata la percezione del bambino. Nel medioevo il bambino, anche nella prima infanzia, veniva considerato come un piccolo adulto e le fondamentali differenze tra adulto e bambino venivano ignorate o sottovalutate. La percezione del bambino è cambiata poi per cambiamenti sociologici nella costituzione delle famiglie. In passato (ad esempio 100 anni fa) si avevano molti più contatti con bambini, adesso invece quando un adulto diventa genitore spesso è la prima volta che tiene in braccio un bambino -> ciò vuol dire che si è verificata una decadenza del sapere naturale (il sapere che si acquisisce nell’esperienza quotidiana dei bambini), ma vi è stata una crescita del sapere scientifico. Vi sono stati anche cambiamenti nell’ambito della giurisprudenza: i diritti dei bambini sono stati riconosciuti solo nel secolo scorso (nel 1989) -> nel 1989 è stata redatta la convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza -> per la prima volta in questa convenzione si riconosce che il bambino è un cittadino portatore di diritti (essere maggiorenni non è più condizione necessaria per godere di diritti).  Nella convenzione sono presenti 54 articoli, e vi aderiscono 193 stati (più di quelli membri dell’ONU). Esempi di articoli: principio di non discriminazione (cioè non discriminare tra figli naturali e illegittimi) / superiore interesse del minore, per cui qualsiasi scelta relativa al bambino deve avere come principio guida l’interesse del bambino (ad esempio il minore che arriva in Italia può rimanere in Italia) / diritto alla vita, ad un pieno sviluppo (ad esempio il disabile ha il diritto di istruzione e di frequentare contesti sociali) / diritto di identità (ad esempio in tanti paesi del mondo i bambini non hanno data di nascita o nome) / diritto all’educazione / partecipazione e rispetto per l’opinione del minore, per cui il minore può avere un punto di vista che deve essere ascoltato e preso in considerazione, anche i bambini sono cittadini (ad esempio durante l’affidamento in seguito a un divorzio).

Vi sono stati cambiamenti anche in ambito psicologico. Vi sono state delle trasformazioni grandissime, perché nelle teorie tradizionali il bambino nella prima infanzia era considerato un passivo recettore di stimoli, dotato solo di riflessi, incompetente (lo stesso Piaget lo pensava), immaturo, senza capacità di percepire la realtà (senza capacità percettive, riceve solo le sensazioni in maniera passiva), mentre oggi si sa che il bambino fin dalla nascita è attivo nell’elaborazione dell’esperienza, è dotato di prerequisiti (predisposizioni) percettivi e cognitivi precoci che si sviluppano grazie all’interazione con l’ambiente e che incanalano il suo sviluppo in certe direzioni piuttosto che altre  e possiede capacità percettive adattive (concentra l’attenzione solo su quelle informazioni che è in grado di elaborare -> le limitate capacità percettive non sono un limite da superare, ma sono adattive).

Le diverse concezioni del bambino:
- Neonato comportamentista: il bambino è una tabula rasa, è passivo. Attraverso l’esperienza poi accumula passivamente informazioni -> visione empiristica dello sviluppo
- Neonato piagetiano: è il primo approccio interazionista -> il bambino agisce sulla realtà fisica e promuove lo sviluppo, quindi ricerca attivamente le informazioni. Tuttavia lui ha visto solo nell’interazione con il mondo fisico l’occasione di raccogliere informazioni, non considerando le capacità percettive del bambino
- Neonato HIP (Human information processing): alcuni aspetti del funzionamento cognitivo sono presenti fin dalla nascita e rimangono stabili lungo tutto il corso dello sviluppo (es: architettura del sistema cognitivo, velocità di elaborazione dell’informazione). Sono state quindi elaborate una serie di metodologie per studiare i processi cognitivi molto precoci del bambino ->  il focus è sui processi cognitivi e percettivi, non sul comportamento manifesto e sulle competenze motorie -> grazie a queste metodologie si possono studiare le capacità cognitive e percettive del neonato molto piccolo che ancora non possiede competenze motorie. Quindi si è scoperto che le limitazioni motorie del bambino molto piccolo non corrispondono a limitazioni cognitive e percettive.
- Neonato innatista: grazie alle tecniche cognitive è stato scoperto che fin dalla prima infanzia il bambino nasce già predisposto ad elaborare in modo distinto un vasto insieme di domini di conoscenza. Gli innatisti dicono: sono così tanto le competenze cognitive e percettive che possiede il bambino che non possono derivare solo dall’esperienza, ma sono innate nel patrimonio genetico della specie.
- Neonato neurocostruttivista: non è detto che le competenze del bambino nella prima infanzia siano solo innate, ma alla nascita possiede una serie di vincoli (strutturali, procedurali, temporali e rappresentazionali) non dominio-specifico (non riguardano ad esempio linguaggio, volti o percezioni in modo specifico) ma dominio-generali, i quali sia limitano sia guidano lo sviluppo del bambino in una data direzione. Esempi di vincoli strutturali: limiti del sistema visivo alla nascita, diversa velocità delle fibre neurali / Temporali: aree cerebrali diverse si sviluppano in tempi diversi / rappresentazionali: preferenza per alcuni stimoli (ad esempio i volti umani). Si parla di neurocostruttivismo perché abbandona l’idea che tutto è determinato dal patrimonio genetico, e pone al centro l’interazione tra fattori innati e appresi.
di Mariasole Genovesi
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