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Caratteristiche del comportamento “sciopero”

Quale comportamento è catalogabile come sciopero?
Si possono distinguere due fasi:
1. fino a fine anni ’70 lo sciopero era considerato solo quel comportamento che realizzava specifiche caratteristiche, di identificava con un modello idealtipico di sciopero: astensione dal lavoro per tutta la giornata lavorativa (senza espressioni atipiche, non intermittente), di natura rivendicativa. Quindi lo sciopero era quando la totalità dei lavoratori dell’azienda si assentavano per tutta la giornata lavorativa.
2. Corte di Cassazione, sent. 811/1980 (???): lo sciopero è quella astensione che si dà storicamente, non si può dare una rappresentazione ex ante dello sciopero. Perciò non si possono fare stereotipi, ma bisogna guardare a come il conflitto si esprime storicamente.
Quindi lo sciopero è ciò che comprende le modalità che si danno storicamente nel conflitto, non si può dare una rappresentazione ex ante. Anche le forme del conflitto mutano storicamente e vanno assunte come legittime, a meno che non si determinino rischi eccessivi per l’impresa (o danni maggiori), dove residua ancora una dimensione penalistica e la possibilità di tenere illegittime alcune espressioni rispetto ad altre.

Il tema della pluralità non è più questione che attiene all’aspetto numerico, ma attiene alla dimensione causale dello sciopero: deve esserci in gioco un interesse collettivo, che ha a che fare con una pluralità di soggetti (non si può fare sciopero in base ad un interesse individuale). Non è necessaria che la totalità dei lavoratori si astenga, ma l’interesse deve essere collettivo (non si può evitare di andare al lavoro perché non si ha voglia).

di Francesca Morandi
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