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Caratteristiche generali dell'Illuminismo

L’Illuminismo è un movimento culturale nato nel XVIII secolo in Europa e si avvale della ragione in modo libero e pubblico ai fini di un miglioramento del vivere. Usare la ragione liberamente significa assumere un atteggiamento problematizzante nei confronti dell’esistente. Da ciò la battaglia contro il pregiudizio, il mito e contro quelle forze che hanno ostacolato l’uso dell’intelletto.
L’illuminismo non nasce nel vuoto ma manifesta un legame con la civiltà borghese; essa si configura come l’espressione teorica e l’arma intellettuale del processo di avanzamento della borghesia settecentesca. Essa rappresenta infatti la classe portatrice del progresso, pronta a rompere con il passato e i suoi poteri. Da ciò la ricerca di una razionalizzazione del vivere tramite lo sviluppo economico, scientifico e politico, ai fini del raggiungimento di un nuovo ordine umano.

Rispetto al Rinascimento, l’Illuminismo relega Dio ai margini del mondo, l’ uomo diviene il fabbro totale della propria sorte. Parimenti, l’illuminismo è erede della Rivoluzione Scientifica, divenendone di fatto la sua vera e propria filosofia.

L’Illuminismo è anche erede delle due grandi scuole filosofiche dell’età moderna: il razionalismo e l’empirismo. Quando Cartesio stabilisce che si deve accettare per vero solo ciò che appare alla mente, pone le basi dell’Illuminismo. Tuttavia, rispetto al razionalismo, l’Illuminismo è contrassegnato da una rigorosa autolimitazione della ragione nel campo dell’esperienza e della volontà di estendere la ragione anche al dominio della religione.

Dall’altro lato, pur essendo influenzato dall’empirismo, l’Illuminismo si distingue per una maggiore fiducia nella ragione umana. La ragione, tuttavia, non è concepita come la sola dimensione dell’uomo. E’ dovuta infatti agli illuministi la scoperta del sentimento come categoria spirituale a sé.



L’ostilità dell’Illuminismo nei confronti delle religioni nasce in primo luogo da una mentalità razionalistica che misconosce il concetto di rivelazione. In secondo luogo, gli illuministi ritengono che le varie religioni della storia abbiano contribuito, con il potere politico, a tenere i popoli nell’ignoranza. Infine, essi, convinti che la ragione vuole la felicità, reputano che la religione abbia intristito gli uomini con il senso del peccato, della morte e del castigo.

Nell’ambito della critica illuministica alla religione distinguiamo il f ilone deista e quello ateo. Il deismo crede in una religione naturale e immutabile, fondata su un nocciolo razionali di verità comuni, come l’esistenza di Dio e i principi morali riguardanti l’amore ed il rispetto dei simili. La religiosità laica del deismo si concretizza così in un’etica universale che abbraccia tutti gli uomini.

La corrente atea ritiene invece che la religione sia di per sé un fenomeno patologico ed irrazionale, che non sgorga dall’intelletto ma dalla paura. Jean Meslier interpreta la religione in chiave politica, ritenendo che la sottomissione al Monarca divino voluta dalle religioni non sia che una manovra per sottomettere i popoli ai monarchi umani. Tuttavia, al di là delle loro posizioni, gli illuministi hanno difeso la possibilità di professare un qualsivoglia credo religioso.

Gli illuministi ritengono che l’unico soggetto della storia sia l’uomo, e che ogni teoria che fondi la storia su Dio e la Provvidenza mistifichi la reale condizione umana. Queste teorie sono una causa dell’immobilismo delle masse, portate a sperare in una soluzione dall’alto dei propri problemi.


Il pensiero politico-giuridico dell'Illuminismo


Nei confronti della storia, l’illuminismo appare bifronte, ossia pessimista e ottimista al tempo stesso, a seconda che il suo sguardo sia rivolto alla ruggine dei secoli (e sfoci nell’anti-tradizionalismo) o ad una nuova umanità plasmata dai lumi.

Per lungo tempo, gli studiosi hanno racchiuso l’atteggiamento illuministico verso la storia nel concetto di antistoricismo. Tale qualifica nasce in ambiente romantico: il Romanticismo professa infatti una concezione della storia opposta a quella illuminista, basata sull’idea di un ordine provvidenziale che regge gli eventi. Se tuttavia l’accusa più forte all’Illuminismo è quella di aver giudicato il passato, altrettanto in realtà si può dire del Romanticismo e della sua accusa.

L’attenzione per i problemi politico-giuridici è anch’essa tipica dell’Illuminismo europeo. Nella prima metà del XVIII secolo si assiste ad una esplosione della pubblicistica storia e filosofico-politica, che innesca un dibattito destinato a porsi dapprima come piattaforma teorica del dispotismo illuminato e a configurarsi in seguito come la preparazione ideologica della Rivoluzione francese.

Fra i diritti più difesi dagli illuministi vi è anzitutto la felicità, intesa come quella situazione in cui gli uomini soddisfano, in pace fra di loro, i propri bisogni materiali e spirituali. Essi auspicano il superamento delle barriere nazionali e vedono nella fraternità degli individui e dei popoli la condizione propria di una umanità vivente sotto la guida della ragione.

Fra gli altri diritti difesi vi sono l’eguaglianza, la libertà, la tolleranza e la proprietà. La libertà è tuttavia intesa ancora come libertà dall’invadenza del potere politico, non come partecipazione vera e propria, possibilità di essere soggetti, e non solo oggetti, delle decisioni politiche.
di Domenico Valenza
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