Skip to content

Caratteristiche generali dell'epicureismo

Epicuro nacque nel gennaio o febbraio 341 a.C. a Samo e fu autore di circa 300 scritti. A noi resta-no solo tre lettere conservateci da Diogene Laerzio: la prima a Erodoto è una esposizione di fisica, la seconda a Meneceo è di contenuto etico e la terza a Pitocle tratta di questioni meteorologiche.
Epicuro vede nella filosofia la via per raggiungere la felicità, intesa come liberazione dalle passioni. Il valore della filosofia sta dunque nel fornire all’uomo un quadruplice farmaco: 1. Liberare gli uomini dal timore degli dei, dimostrando che per la loro natura beata non si occupano delle faccende umane. 2. Liberare gli uomini dal timore della morte dimostrando che essa non è nulla per l’uomo: quando ci siamo noi la morte non c’è, quando c’è lei non ci siamo noi. 3. Dimostrare la facile raggiungibilità del piacere stesso. 4. Dimostrare la brevità e la provvisorietà del dolore.

Epicuro distinse tre parti della filosofia: la canonica, la fisica e l’etica. Epicuro chiamò canonica la logica o teoria della conoscenza, in quanto la considerò diretta a dare il criterio della verità e quindi un canone, cioè una regola per orientare l’uomo verso la felicità.

La fisica di Epicuro ha lo scopo di escludere dalla spiegazione del mondo ogni causa soprannaturale e di liberare così gli uomini dal timore di essere alla mercé di forze sconosciute. Per raggiungere questo scopo la fisica deve essere: 1. materialistica, cioè escludere la presenza del mondo di ogni anima o principio spirituale; 2. meccanicistica cioè avvalersi nelle sue spiegazioni unicamente del movimento dei corpi escludendo qualsiasi finalismo.

Poiché la fisica di Democrito rispondeva a queste condizioni, Epicuro la adattò e la fece sua con talune modificazioni. Mentre per Democrito il movimento degli atomi è un dato originario della materia, Epicuro spiega il moto ricorrendo al peso, osservando che gli atomi si incontrano per declinazione casuale dalla loro traiettoria. Da qui la teoria del clinamen.

Secondo l’etica epicurea, la felicità consiste nel piacere, di cui ve ne sono due specie: il piacere stabile, che consiste nella privazione del dolore ed il piacere in movimento, che consiste nella gioia. La felicità consiste solo nel piacere stabile o negativo, nel non soffrire ed è quindi definita come atarassia (assenza di turbamento) e aponia (assenza di dolore).

Epicuro distingue inoltre bisogni naturali e vani: dei bisogni naturali solo alcuni sono necessari (il mangiare), altri no (il mangiare troppo). L’epicureismo non vuole quindi l’abbandono al piacere, ma il calcolo e la misura dei piaceri, dovuto alla saggezza.

A proposito della vita politica, Epicuro consigliava al saggio di rimanerne estraneo. Il suo precetto è “vivi nascosto”. L’ambizione politica è fonte di turbamento e ostacolo al raggiungimento della atarassia:”La corona dell’atarassia è incomparabilmente superiore alle corone dei grandi imperi”.

di Domenico Valenza
Valuta questo appunto:

Continua a leggere:

Altri appunti correlati:

Per approfondire questo argomento, consulta le Tesi:

Puoi scaricare gratuitamente questo appunto in versione integrale.